Conoscenza Sviluppo Interiore

Andrea Panatta: l’intervista (1/2)

Andrea Panatta è conferenziere e autore di libri. Per Il Flusso Magico ha scritto la serie di articoli:

“Desideri, intenzioni, ideali

Conosciamolo meglio approfondendo le tematiche inerenti il suo lavoro.

Introduzione: per chi non ti conosce presentati, di cosa ti occupi, cosa hai fatto negli ultimi anni?

QigongHo iniziato parecchi anni fa a interessarmi a tutto quello che riguardava forme di terapia energetica/psichica, in tutte le sue possibili declinazioni, fino a fermarmi all’attuale pratica del Qigong (Zhineng) con un approccio personale libero da dogmi stretti e altre limitazioni di carattere dottrinale.

Poi sono passato all’esplorazione di metodi di sviluppo psichico più mirati, all’alfadinamica nelle sue varie forme, allo studio e all’osservazione dei corpi sottili con tutte le implicazioni che questo portava.

Ho da poco concluso quasi 9 anni di attività nel counseling sia come counselor che come formatore.

Qual è lo scopo del tuo lavoro?

Una volta sposavo il paradigma del terapeuta o del guaritore che doveva a tutti i costi far sentire meglio gli altri o togliere i sintomi o risolvere problemi. Poi ho capito che era un approccio poco funzionale.

Oltre a cercare di far star meglio le persone, cerco di comprendere e far comprendere le cause dei disagi spingendo gli altri a trovare essi stessi una via d’uscita.

Mi interessa soprattutto promuovere l’interesse della gente per il proprio stato e l’impegno di ciascuno ad auto-guarirsi, perché alla fin fine si tratta sempre di auto-guarigione.

Questo si traduce quasi sempre in una crescita interiore e in un cambiamento che la persona deve intraprendere per sé stessa, in sé stessa.

Io provo a fornire supporto, consigli, metodi e pratiche adatte a questo cambiamento.

Come sei arrivato a fare quello che fai?

Sono sempre stato attratto dalla filosofia orientale, dallo zen, dal taoismo, ma sono rimasti studi e pratiche hobbistiche fino a 28 anni.

Poi ho avuto una serie di esperienze abbastanza strane, che potremmo chiamare ‘di confine‘: queste mi hanno mostrato l’esistenza di un’altra realtà e mi hanno spinto a cercare di razionalizzare e integrare ciò che avevo vissuto.

Sono giunto a contatto con le energie, con fenomeni della coscienza quali gli spiriti guida, la capacità attrattiva della coscienza, e a cercare informazioni sui relativi argomenti attraverso libri e corsi di cui mi sono nutrito per un po’, fin quando non ho iniziato a cercare di far funzionare quello che avevo imparato.

Allora, semplicemente, ha iniziato a funzionare.

Quali autori, maestri spirituali, ti hanno insegnato/dato di più? Quali ricordi con più affetto?

Igor Sibaldi
Igor Sibaldi

Tra quelli che ho personalmente conosciuto e incontrato, sicuramente Igor Sibaldi è quello che mi ha dato e insegnato di più e che penso con più affetto.

Grazie a lui ho imparato a relazionarmi in maniera sana con i “Maestri Invisibili” e ho potuto cominciare ad insegnarlo agli altri.

Per il principio che si insegna quello che si ha più bisogno di imparare, ho potuto approfondire in maniera esaustiva questo argomento che mi angustiava appunto dal periodo dei miei contatti con ‘l’aldilà’ avvenuti a 28 anni.

All’epoca non ero stato in grado di ‘sostenere’ quel contatto quindi, gradualmente, lo persi. Aver rimparato a contattare quelle funzioni superiori della coscienza è stata una delle cose migliori che mi sia capitata.

Per quanto riguarda invece gli autori e i maestri che non ho mai incontrato fisicamente ma che mi hanno insegnato e arricchito, la lista è davvero lunga e sarò costretto a non menzionare qualcuno e a contenermi.

Sicuramente Paxton Robey con “No Time For Karma” è stato il mio punto di svolta dalla ‘teoria’ alla pratica. Il libro di Paxton, che abbiamo tradotto in italiano con Spazio Interiore, è stato un fedele compagno di viaggio per 13 anni.

Ritengo tuttora che il metodo Silva sia uno dei migliori metodi di sviluppo psichico sul pianeta
José Silva, la sua vita e il suo stesso metodo sono stati la mia prima ispirazione per l’idea di Maghi Erranti, vocazione, grandezza, umiltà e servizio. Ritengo tuttora che il metodo Silva sia uno dei migliori metodi di sviluppo psichico sul pianeta.

Un altro personaggio a cui debbo molto è stato Lester Levenson che oltre ad essere l’ideatore del metodo di rilascio emozionale, ha scritto uno dei libri da cui attingo ancora regolarmente da anni, “The keys to the ultimate truth“.

Attraverso le sue parole e conferenze, e soprattutto attraverso l’aiuto in tempo reale di Laura Lucille, una sua studente con la quale ho la fortuna di sentirmi ‘via internet, ho approfondito l’idea per me ormai centrale del lavoro attraverso il sé superiore, sviscerandone le modalità in maniera sempre più precisa.

E poi c’è Alain Herriot, ideatore dei livelli avanzati di Quantum Touch e del Wonder Method. Credo che sia per molti versi un pioniere del lavoro con l’energia e molte delle cose che ho appreso da lui non le avevo mai veramente sentite da nessun’altra parte.

Una menzione speciale andrebbe allo Zen, agli scritti del maestro Joshu, al libro di Charlotte Yoko Beck ‘Zen quotidiano’, allo ‘Scrivere Zen‘ di Natalie Goldberg.

Per il lavoro con l’energia ho imparato quasi tutto dal percorso di Pranic Healing di Master Choa Kok Sui, che ho insegnato per diversi anni, dal Quantum Touch e dal sistema Corpo Specchio di Martin Broffman.

In ultima analisi sono arrivato a scoprire il Qigong a cui sento che potrei dedicare il resto della mia vita. Il Qigong è essenzialmente uno dei motivi per i quali oggi abbiamo tanti tipi di terapie energetiche e nel Qigong si trova l’origine, la spiegazione e l’approfondimento di tantissimi concetti e tantissime pratiche che con i ‘corsi’ sull’energia spesso rimangono vaghi e indefiniti.

Ho sperimentato diversi corsi e insegnanti di Qigong e i migliori che ho trovato sulla mia strada sono stati lo Spring Forest Qigong di Master Chunyii Lin, Essence Qigong e infine lo stile di cui mi sono innamorato che è il Zhineng Qigong di Pang Ming.

Quest’ultimo mi ha dato una prospettiva della pratica, un corpo teorico, una disciplina e una completezza che non avevo trovato in altri insegnanti, stili e metodi.

Quali autori emergenti stai apprezzando?

Ultimamente sto leggendo sempre meno in realtà, un po’ per mancanza di tempo e un po’ perché nel settore le tematiche e gli argomenti tendono a ripetersi.

Uno degli autori che ho apprezzato maggiormente di recente è stato Michael Brown con “Il processo della presenza“, in particolare perché rispecchia esattamente ciò che mi sembra di aver intuito sull’argomento ‘coscienza‘ e di come ci si lavora. Ho apprezzato molto il fatto che Brown abbia esposto tutto, teoria e pratica, in un solo libro (che è un piccolo capolavoro), e che abbia poi pubblicato approfondimenti gratuiti sul web e sia infine sparito praticamente nel nulla, non cercando notorietà né istituendo scuole di formazione del metodo, evitando accuratamente di creare un mito intorno alla sua persona.

Mi è piaciuto molto il libro di Michael Langford, “The Direct Means to Eternal Bliss“, un testo di non dualismo estremamente conciso e completo dove viene disegnato tutto un sistema di pratiche adatte a creare una disciplina interna molto rigorosa di lavoro su di sé.

Un autore non emergente ma sicuramente sconosciuto a molti, e una vera rivelazione per me, è stato di recente William Samuel. Samuel ha scritto quattro libri, uno più bello dell’altro, uno più utile dell’altro. Il tema principale delle sue opere è il raggiungimento di una pace molto profonda e i possibili modi per arrivarci. I suoi libri mi sono arrivati tramite piccole citazioni in una raccolta e mi hanno aiutato profondamente, dandomi poi l’idea di contattare la persona che si occupa di diffondere la sua opera negli USA, per proporle una traduzione in italiano (progetto intrapreso con Spazio Interiore e che si concretizzerà a breve nell’uscita del primo libro di William Samuel in italiano).

Altra sorpresa è stato il libro di Mirzakarim Norbekov, “La saggezza dell’asino“. Nel testo vengono illustrati una serie di esercizi per gli occhi e le malattie degli occhi, simili in minima parte a quelli del più famoso metodo Bates, ma in larga parte il focus del testo è sul concetto di coscienza e di come, non allenando la coscienza, nulla possa veramente cambiare nel corpo e nella vita delle persone. Norbekov nel testo propone una serie di metodi e pratiche a mio parere molto azzeccate per ri-orientare il proprio modo di essere e insiste su questo molto di più che sul banale (anche se utile) esercizio.

Cosa ne pensi della spiritualità di oggi? Mi sembra che non ti piaccia chiamarla così, avresti altri nomi? Che definizione ne puoi dare?

Bella domanda. Nel termine ‘spiritualità‘ sono confluiti tutta una serie di approcci laterali, e si tende a spiritualizzare un po’ tutto ultimamente. Non è che il termine spiritualità non mi piaccia e non so se esista un termine più adatto.

A me sembra che le persone che si impegnano in un percorso spirituale o di crescita stiano cercando un ‘senso’ a quello che gli accade, e molto spesso stanno cercando di risolvere dei problemi o uscire da brutti periodi della propria vita.

A me sembra che le persone che si impegnano in un percorso spirituale o di crescita stiano cercando un ‘senso’ a quello che gli accade, e molto spesso stanno cercando di risolvere dei problemi o uscire da brutti periodi della propria vita.

Alcuni stanno seguendo qualcosa di più indefinito, una chiamata, una vocazione, un anelito. Tutto questo lo possiamo chiamare spiritualità.

Quello che mi preoccupa è quando la spiritualità rischia di diventare fuga, allontanamento dalla vita reale, strumento di compensazione, e questo accade sempre più spesso. Esiste il rischio reale e tangibile che l’avventura nella spiritualità rimanga più una fuga fantastica che un reale cammino di crescita.

Quali sono per la tua esperienza, i problemi che le persone vogliono risolvere di più?

L’ego e ogni suo problema si radicano nel bisogno di approvazione e riconoscimento, nel bisogno di controllo della propria esistenza e nel bisogno di sentirsi al sicuro

Lester Levenson

Onestamente non saprei. I problemi delle persone sono allo stesso tempo tutti diversi e tutti uguali. Non ho mai stilato una statistica delle problematiche, ma ho in qualche modo annotato i temi sottostanti ai singoli problemi, che a mio avviso sono sempre legati in ultima analisi a una perdita di significato e direzione nella vita.

Sposo Lester Levenson quando affermava che l’ego e ogni suo problema si radicano nel bisogno di approvazione e riconoscimento, nel bisogno di controllo della propria esistenza e nel bisogno di sentirsi al sicuro, da cui discendono tutte le emozioni negative e conseguentemente tutte le possibili problematiche che una persona può incontrare sul suo cammino.

Quali pensi che siano i problemi che le persone di solito ignorano di dover risolvere?

Credo che per ‘risolvere’ un problema, dedicarsi al ‘problema’ stesso sia solo il 50% del lavoro. Anzi, forse il 30%.

La cosa più importante in assoluto è operare un cambiamento all’interno di sé, dei propri meccanismi, delle proprie abitudini e tendenze inconsce, le vasanas, come le chiamava Ramana Maharshi.

Nel libro che ho scritto, “Istruzioni per maghi erranti. Il piccolo libro della centratura“, parlo di sfocatura, ma il concetto è sempre quello. Abbiamo una serie di meccanismi automatici che tendono a farci vivere le medesime situazioni e a spingerci in direzioni che sembrano dolorose o disastrose. Se non si opera su quei meccanismi serve a poco modificare la realtà là fuori.

Questo, sebbene sia scritto su migliaia di libri, sebbene venga ripetuto in quasi ogni seminario, è il concetto che viene meno integrato in assoluto e quello più difficile da veicolare.

Parliamo tutti del fatto che il fuori e il dentro sono collegati, poi però non accade quasi mai che riusciamo a cambiare questo ‘dentro’ e attacchiamo quindi il ‘fuori’ come causa dei nostri problemi. Penso sia questo il concetto che rimane più ignorato a livello pratico.

Quali sono gli atteggiamenti più deleteri allo sviluppo umano, secondo la tua esperienza?

Inevitabilmente tutti quelli legati all’ego e alla visione ristretta e non sistemica.

A me sembra che lo sviluppo delle persone rallenti o addirittura si fermi finché non si rendono conto che i loro pensieri, le loro emozioni e le loro azioni hanno impatto su loro, su chi gli è vicino e su tutto il sistema a cui sono collegati.

Le emozioni e i pensieri sono forze reali tanto quanto le azioni, ma non ci si dà la minima pena di controllarli e di verificare quanto questo possa nuocere all’ambiente nel quale portiamo la nostra emissione dominante.

Molti esseri umani vivono pensando di essere autonomi e separati da tutto il resto e questo non permette di pensare sistemicamente, non permette di generare amore e soprattutto rende gli esseri completamente separati. Una prospettiva ‘ego’ è la prospettiva dell’uno contro tutti, dello sgomitare, del cercare un posto nel mondo, del dover fare tutto da sé.

Un altro atteggiamento deleterio è quello che spinge ad affermare ‘io sono fatto così’. Questo sottende che tutti debbano scusare questi soggetti per i loro difetti, errori e vizi e si fonda sulla menzogna che il ‘carattere’ sia destino, ma, a mio parere, non solo il carattere non è inalterabile, ma addirittura il lavoro sul carattere è la parte più importante e profonda del lavoro spirituale, e proprio quella che più spesso viene dimenticata a favore di esercizi, meditazioni, riti, poteri.

Di cosa si lamentano di più le persone?

La lamentela che ho sentito di più, riguardo ai vari metodi di sviluppo personale e lavoro su di sé, è ‘a me non funziona‘.
La lamentela che ho sentito di più, riguardo ai vari metodi di sviluppo personale e lavoro su di sé, è ‘a me non funziona‘.

Purtroppo molte persone hanno sperimentato percorsi, metodi e tecniche e non hanno ottenuto ciò che desideravano, un po’ a causa della stessa tecnica e un po’ a causa della mancanza di perseveranza da parte loro. Il ‘non funziona’ è un tema fondamentale che serve a delineare due tipi di ricercatori.

 

Quelli davvero impegnati per cui il fatto di cercare è una questione di vita o di morte, e quelli che volevano solo ‘fare un giro’ nella spiritualità, che magari fanno due o tre cose e poi si fermano, il che non è un male, ma c’è un problema di fondo: se la crescita non diventa la cosa più importante della tua vita difficilmente puoi trarne qualcosa di genuino a parte l’acquisizione di un po’ di conoscenza e qualche capacità.

Se vieni deluso da un maestro, guru, setta o insegnamento (cosa che a me è accaduta puntualmente per tutti i primi anni della mia ricerca) sei ad un bivio: o ti arrendi e dici che sono tutte cavolate, oppure, magari, continui e cerchi di approfondire, di studiare altre cose, cerchi sorgenti più attendibili, provi ad avere fede insomma e a continuare.

Questo a me ha sempre ripagato, ma la fede è un fuoco difficile da veicolare a chi si è arreso, convinto che niente funzioni e che siano tutte cavolate.

Cosa aiuta di più le persone a proseguire in un percorso spirituale?

Come sopra, la fede e la consistenza. La fede deve essere personale, pura, non legata a figure, simboli, persone, deve essere un rapporto fra te e la tua parte ‘invisibile’ e purtroppo per larga parte del percorso inziale bisogna dare per scontato che un sé superiore esista, anche senza vederlo.

E’ necessario far finta all’inizio e non c’è altro modo.

La magia inizia ad accadere quando ‘dai per scontato’ che tu sia quella parte invisibile e che tutto quello che fai lo fai solo per confermare che è così

– William Samuel

Diceva William Samuel che la magia inizia ad accadere quando ‘dai per scontato’ che tu sia quella parte invisibile e che tutto quello che fai lo fai solo per confermare che è così.

Questo è diverso dallo studiare e praticare sperando che qualcun altro là fuori prima o poi ci dia quello di cui abbiamo bisogno (cosa che non accadrà mai).

Credo che il periodo dei guru sia finito già da un po’ e che ognuno adesso abbia la possibilità di fare ‘da sé’, ma deve imparare a credere che sia possibile e che insegnamenti e maestri spirituali siano solo aiuti temporanei, attrezzi nella cassetta, utili a fare un lavoro e che possono essere scambiati poi con altri attrezzi quando hanno assolto al loro scopo.

La fede deve essere il proprio sentire personale e non un dogma o una serie di riti, precetti e regole imposti da qualcun altro. E poi c’è la consistenza. Il fatto di avere un qualche tipo di disciplina pratica, che sia meditativa o altro, e di applicarvisi tutti i santi i giorni, costi quel che costi, è il fondamento della costruzione di quella volontà che col tempo può farti ottenere ogni cambiamento e ogni risultato.

Io ho scelto il Zhineng Qigong e il metodo Yin ma sicuramente può funzionare tutto, purché uno sappia perché lo fa.

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