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Il Senso della Vita Spiritualità

Che senso ha la vita? [Il Senso della Vita – 1]

C Che senso ha la vita è ciò che l’essere umano si domanda da sempre.

Sarai d’accordo con me: conoscere questa risposta cambia molto le cose.

Sapere cosa ci stiamo a fare su questo pianeta ci dà la possibilità di orientarci meglio.

Ci fa sopportare dolori e delusioni. Ci fa impegnare in obiettivi a lungo termine e sperare in una ricompensa a lungo termine.

In questa serie di articoli proverò ad esplorare i molteplici significati dell’esistenza umana alla ricerca di importanti indizi per orientare le nostre vite.

Sapere che esiste la morte influisce sulla vita stessa

Una delle cose che lascia più interdetti è la presenza della morte nelle nostre vite. Nella nostra società oramai, non ci si pensa più granché.

Non esistono riti che la celebrano come in altre culture. Ne siamo semplicemente spaventati e disorientati.

In pratica: vogliamo dimenticarci di poter morire.

Questo però, paradossalmente, è proprio una delle cose che toglie valore alla vita stessa. Ignorare che la vita sia un bene preziosissimo la rende una cosa scontata.

Se siamo ben coscienti, giorno per giorno, che potrebbe finire tutto in un lampo, passeremmo più tempo a vivere bene.

Non perderemmo tempo a litigare, giudicare, giudicare. Ne passeremmo molto di più godendoci lavita, amando, ridendo.

Ma abbiamo perso la capacità di avere a che fare con la morte e abbiamo reso apatiche le nostre vite.

Che ruolo ha la morte?

La morte è una porta sempre aperta da cui non possiamo sbirciare

La morte mette un punto ben preciso alle cose, sia che noi siamo quelli che se ne vanno, sia che siamo quelli che restano.

È qualcosa di inevitabile che appare all’improvviso nelle nostre vite, mettendo apparentemente fine ad un percorso, a dei legami e ai progetti.

E avremmo bisogno di imparare a gestire questa difficoltà.

Di fronte a questo l’essere umano ha sempre cercato una risposta, o una speranza.

Abbiamo bisogno di qualcosa che ci faccia vivere dignitosamente, nonostante le uniche evidenze che abbiamo a disposizione: che la morte in natura è definitiva per tutti.

Ma come iniziammo ad indagare la realtà in cerca di risposte?

Quando iniziammo a dare senso alla Natura

In un’estrema semplificazione funzionale al nostro discorso, possiamo immaginare che la Natura sia stata la prima a spaventare e affascinare l’uomo primitivo, facendo nascere in lui domande e teorie.

Una Natura fatta di belve feroci, catastrofi naturali, e chissà quante e quali altre minacce.

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Di fronte a certi fenomeni, l’essere umano ha cercato significati.

Ha fatto quello che facciamo di solito per iniziare a capire le cose: le ha dato nomi e, soprattutto, ha attribuito volontà.

L’uomo ha creato figure/entità più potenti di lui e si è dato delle regole da seguire per non farle infuriare.

Quando creammo entità con una volontà propria

Perché ci voleva una mente pensante dietro tutta questa inesorabilità della morte per farcela digerire meglio.

Se c’era una mente pensante voleva dire che, modificando il nostro comportamento, potevamo controllare le sue reazioni.

E forse non ci avrebbe distrutto.

Ed è così che facemmo fin dall’antichità.

Osservammo, ragionammo e attribuimmo senso e volontà a moltissime cose: carestie, tempeste, epidemie, fenomeni naturali.

Cercammo di costruire un disegno che includesse tutto ciò che sperimentava, nel bene e nel male.

In sintesi: l’essere umano prima abbozzò teorie su energie magiche, poi sugli spiriti, poi creò gli dei, continuando spesso a mescolare un po’ di tutto.

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Gli Dei dell’antico Egitto

Se eravamo qui, pensavamo e pensiamo ancora oggi, doveva esserci un motivo molto importante, e questo motivo, legato ad una volontà superiore, andava indagata e svelata per portare significato e speranza nelle nostre esistenze.

Ma c’è sempre stato un enorme difficoltà.

Per l’uomo è sempre stato difficile capire cosa gli venisse chiesto esattamente di compiere.

Questo ha dato vita a numerose religioni e credi, e differenze notevoli all’interno delle religioni stesse.

Ma aveva un lato positivo (per come vedo io le cose).

Ci ha sempre fatto vivere una vita già di per sé molto emozionante, a spingendoci oltre i suoi confini del conosciuto.

Non capire, non avere un messaggio preciso, ci ha reso esploratori del Mistero della Vita.

I molti punti di vista rappresentano il trionfo del pensiero umano

Per millenni abbiamo fantasticato, pensato, dialogato, scritto, creato e agito in base a questi dubbi.

Religioni e correnti spirituali, scienze, correnti filosofiche, testimonianze paranormali, si sono mosse con più o meno successo di pubblico per trovare risposte plausibili.

Ognuna di queste risposte è un punto di vista legittimo che nasce da bisogni, risorse culturali e interpretazioni di fenomeni.

Da quello che è stato creato possiamo infatti ricavare di cosa abbiamo (avuto) bisogno: sapere che la morte non è la fine o, delusi nelle nostre speranze, convincerci che esalato l’ultimo respiro si chiuda il sipario su tutto.

Ma quante e quali teorie esistono sulla natura dell’entità, la sua volontà, il nostro scopo su questo pianeta?

Sempre semplificando al massimo troviamo alcuni filoni comuni. I primi due ci rassicurano sul concetto di morte fisica, il terzo cancella ogni speranza:

  • quelli che si concentrano sull’esistenza di un Dio
  • quelli che si concentrano sull’importanza dell’anima immortale e…
  • quelli che dicono che non c’è nulla dopo la morte

I filoni di pensiero che riguardano Dio, come ad esempio le religioni, ci spiegano cosa egli vuole da noi.

Per i filoni “religiosi”, esiste perciò un creatore con una volontà precisa (spesso da interpretare).

Ci dicono cosa dobbiamo fare per conquistare la sua benevolenza e che esiste una ricompensa a cui possiamo tendere una volta superata la morte fisica (l’idea del paradiso).

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Anche i filoni centrati sul concetto di anima immortale ci danno indicazioni su cosa fare per aggiungere un certo scopo (solitamente una condizione paradisiaca, di cessazione del dolore e/o della reincarnazione).

Le branche del paranormale cercano di provare scientificamente che alcuni di noi rimangono come sospesi fra la vita e la morte e che quindi qualcosa, un’anima, un’essenza, ci sia.

Le scienze e certe filosofie nichiliste ci dicono invece che dopo la morte non c’è nulla.

Polvere eravamo e polvere ritorneremo.

Inoltre tendono a spiegarci la natura delle cose come se ne spiegasse anche lo scopo. Ovvero: siamo fatti di questo e quello, proveniamo dal Big Bang, e questo è lo scopo.

C’è qualcosa che ritengo molto strana però.

Le correnti della spiritualità contemporanea affrontano raramente questo argomento.

Perché?

Probabilmente perché non sono abituate a esplorare e indagare, quanto piuttosto a veicolare mix di idee altrui.

Ma questo ci dice poco rispetto ai grandi interrogativi: seguire dei precetti, o sapere di quanti atomi è fatto il nostro corpo non svela molto del mistero della vita.

Cos’hanno in comune tutti questi filoni di pensiero?

Mi sembra che tutto ruoti attorno al problema che nessuno, dopo essere morto, sia mai tornato in vita (a parte alcuni dopo poche manciate di minuti).

Nessuno ci racconta se e cosa ci sia dopo la morte, ad eccezione di alcune testimonianze sporadiche e forse anche vaghe.

“La morte fisica sembra uno di quei tornelli che girano in un senso solo. Puoi attraversarlo in una sola direzione.”

Se sapessimo esattamente cosa c’è dopo (e se c’è un dopo, un se grande come un grattacielo), e fosse facile andare e venire per averne conferma, sarebbe più semplice capire cosa facciamo qui sulla Terra, cosa dobbiamo fare.

Ma non possiamo sbirciare di là da questa porta sempre aperta.

O così sembra.

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Molte persone, pur non sapendo esattamente come stanno le cose, tentano varie strade per dare un senso alla propria esistenza. Chi si affida a una religione (con tutte le contraddizioni specifiche).

Chi si affida all’idea del successo (tanto caro agli aspiranti self-made men). Chi si butta nel lavoro, chi nei piaceri effimeri, chi nelle guerre e nelle battaglie ideologiche, chi nella famiglia, chi si fa trascinare dalle tradizioni del luogo in cui è cresciuto.

Insomma: tutti hanno un motivo, più o meno cosciente per essere qui e credere che abbia un senso.

In questo nostro credere cerchiamo di giorno in giorno di far quadrare tutto e renderlo coerente (per non far crollare il castello di supposizioni). E tutti potrebbero aver ragione.

Quindi cosa si fa? Come si prosegue?

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Andiamo alla ricerca di indizi per orientarci

Penso che già osservando la Natura possiamo trarne alcune considerazioni interessanti per costruire alcuni nostri viaggi.

Alcune predisposizioni del mondo animale e vegetale ci indicano più o meno alcune direzioni in cui muoverci.

 Alcune predisposizioni del mondo animale e vegetale ci indicano alcune direzioni in cui muoverci.

Per prima cosa, è interessante notare come in Natura si rifugga ovunque il dolore. Tutti gli esseri viventi hanno in loro meccanismi per evitare le sofferenze e cercare il piacere, il benessere, la serenità.

Ogni essere vivente cerca di non morire di fame o di freddo, di rimanere in vita, di evitare i pericoli (se li riconosce come tali) e di trovare un habitat sicuro.

Salvo rare eccezioni, protegge la sua stessa vita anche in maniera inconsapevole.

La maggior parte degli animali poi si trova disposta a prendersi cura non solo dei propri cuccioli, ma anche di quelli di altre specie.

Ogni animale (ripeto salvo rari casi), per quanto feroce si tenti di farlo apparire, si prenderà cura dei propri cuccioli dando anche la vita.

In Natura quindi, sembra proprio che riconosciamo e ci prendiamo cura di chi è fragile, appena nato e bisognoso di aiuto, offrendogli protezione e sostentamento.

Inoltre gli esseri viventi cercano di espandersi, crescere, ed esprimere le proprie capacità.

Ciascuno sembra fare quello che gli riesce meglio: l’albero espande rami, foglie e radici, mentre la gazzella corre, salta e si mantiene agile.

Questo perchè?

Perchè in Natura se qualcosa di vivo rimane fermo e immobile troppo a lungo, senza portare a compimento sé stesso, avvizzisce e muore.

Sembra un palese invito ad utilizzare tutte le proprie capacità (talenti, caratteristiche, istinto).

E questo potrebbe essere un altro indizio importante.

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Molti esseri viventi sembrano essere portati a stare in gruppo, creare branchi, comunità.

Il tutto con delle regole da rispettare e punizioni da assegnare a chi trasgredisce.

Molti scelgono un leader, una guida, che può essere spodestato da un miglior contendente.

Chiunque vi dirà che si sta bene anche da soli, vi starà dicendo che si è arreso alle delusioni e alla difficoltà del vivere in società.

Cosa possiamo imparare dalle persone divenute famose

Premetto una cosa: non mi riferirò al concetto di fama fine a sé stessa.

Non mi interessano personaggi senza arte né parte, vissuti secondo il motto: “qualunque cosa purché se ne parli”.

E non mi interessano quelli che per i propri interessi personali hanno creato sofferenza ad altri esseri viventi.

Voglio concentrarmi su quelli di cui parlano le generazioni passate, come inventori, filosofi, scrittori, artisti, musicisti, che con le loro opere e creazioni hanno dato il via a profondi mutamenti nella vita degli esseri umani.

Questi rappresentano, secondo me, spunti di grande valore con cui orientarsi.

Quelli che hanno lasciato un segno indelebile nelle nostre culture e nelle nostre memorie.

Platone, Euclide, Leonardo da Vinci, Edison (o Tesla 🙂 ), Fleming, Shakespeare (solo per dirne alcuni), sono davvero morti e sepolti?

Se le loro idee, le loro vite e le loro opere hanno modificato, ispirato, dato il via a importantissimi cambiamenti nella vita di tantissime persone, è possibile dire che tutto quello che hanno fatto non è stato reso inutile dalle loro scomparse.

Sono sicuramente sopravvissuti a una morte fisica, essendo ancora molto presenti nelle nostre vite.

Il loro sacrificio, la loro visione, la loro passione, il loro osare spingersi verso qualcosa di molto più alto, gli ha regalato una sorta di immortalità.

Il loro pensiero, il loro modo di essere, i loro duro lavoro, ha cambiato le vite di miliardi di persone, per secoli.

Forse è così che si dà senso alla propria vita e si batte la morte?

“Fratelli! Ciò che facciamo in vita riecheggia nell’eternità!”

─ Massimo Decimo Meridio, Il Gladiatore (2000)

Per concludere

Trovo legittima qualsiasi convinzione sul perché siamo su questo pianeta, ma trovo altrettanto importante ricordarsi che nessuno ha la verità in tasca.

Ciascuno percorre un viaggio partendo da premesse più o meno consapevoli.

Insomma: tutti facciamo quello che facciamo per ciò di cui siamo convinti.

Rimane il fatto che la prova che le cose stiano esattamente come pensiamo noi non ce l’ha nessuno finora. 

Tutto si basa su fiducia, credenze, speranza ed interpretazione delle esperienze.

Non c’è nulla di male nel credere, ovviamente, il punto è se questo ci chiude in un qualche tipo di gabbia che limita le nostre potenzialità.

Tu  cosa ne pensi del senso della vita? C’è qualcosa dopo la morte? Come scegli cosa fare della tua esistenza? Raccontamelo nei commenti.


Leggi il secondo capitolo della serie “Il Senso della Vita”? Clicca qui.

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