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Sviluppo Interiore

Possiamo Cambiare Il Nostro Passato?

Chi non ricorda il passato è condannato a ripeterlo.

─ George Santayana

Gli sceneggiatori del cinema, delle serie tv e gli scrittori di fantascienza, in qualche modo sono d’accordo su un fatto: se viaggi nel passato e cambi qualcosa modifichi tutto il corso degli eventi; perciò anche presente e futuro. Ma anche se alcuni di noi vorrebbero cambiare il passato non siamo né dott. Who né Marty McFly.

Il passato è costituito da ricordi stipati nella nostra memoria, che semplifichiamo e riaggiustiamo nel tempo. Non solo ne alleggeriamo il peso eliminandone i dettagli, ma tendiamo a semplificarlo in “ricordo bello” o “ricordo brutto”. Perché lo facciamo?

Per gestirli meglio, principalmente. È come se, per ogni esperienza, ne realizzassimo una versione zippata che occupi meno spazio e sia più veloce da ricordare. La mente è pigra, si stanca facilmente e le sue facoltà sono risorse limitate: forza di volontà, creatività, ragionamento, consumano energia; per questo la mente tende ad usarle il meno possibile, lavorando soprattutto col “pilota automatico“.

Questo meccanismo è spiegato da Edward de Bono, padre del pensiero laterale, nel suo “Creatività e pensiero laterale”. Per farci capire la sottovalutata difficoltà di pensare in maniera creativa ogni volta che lavoriamo a qualcosa (il famoso “thinking outside of the box“), de Bono ci dimostra come un’enorme quantità di valutazioni, comportamenti e reazioni che abbiamo in ogni istante, sono il frutto di decisioni già prese. Automatismi che generano abitudini.

I pregiudizi ne sono un chiaro esempio: la mente, per non dover rifare ogni volta una stima dei pro e i contro di qualcosa, e ogni volta dover capire cosa ha di fronte, usa delle scorciatoie basate sul ricordo. Queste scorciatoie comportamentali diventano facilmente abitudini che creano ciò che siamo nel nostro presente. Ci accompagnano sempre e, senza rendercene conto, influenzano le nostre scelte.

Utilizzando il 90% delle volte risposte predeterminate e identiche di fronte a eventi nuovi e diversi fra loro, viene notevolmente ridimensionato il potere del “libero arbitrio”. Il problema maggiore è che ciò che facciamo (o a cui reagiamo) in automatico può basarsi su valutazioni fatte nel passato e potenzialmente errate (ricordo positivo/ricordo negativo). Queste non lasciano spazio all’integrazione, all’elaborazione e al miglioramento delle nostre strategie di vita (empatia, conoscenza, consapevolezza, intuizione). Rimaniamo fermi nello stesso punto senza poter crescere.

A volte non è neanche un reagire ma qualcosa di più subdolo: è un preparare il terreno al verificarsi di un solo tipo di eventi. E quando accadono e si somigliano tutti pensiamo “questo tipo di cose mi perseguita! Qualcuno mi ha lanciato una maledizione!”, mentre invece siamo noi stessi a generarli.

Ne sono un chiaro esempio gli auto-sabotaggi delle persone che si ritengono sfortunate. Ne parlo nell’articolo sulle persone fortunate. Se vuoi leggere “Le 4 abitudini d’oro delle persone fortunate” clicca qui.

Se interrompo la catena di un automatismo posso migliorare la mia opinione su un fatto passato e su quelli futuri, uscendo dal circolo vizioso dei pregiudizi. Possibile che si possano pensare cose differenti su uno stesso fatto e magari cambiare il valore che ha per noi il fatto stesso?

Partiamo dal concetto base di fatto/evento/esperienza per capire come si lega alle idee e alle emozioni che proviamo ricordandolo. Un fatto è una convergenza di eventi in cui, di solito, alcune persone interagiscono in un determinato istante o periodo, determinando effetti su di noi e su ciò che ci circonda. Almeno questa è la definizione da cui voglio partire io. Qualcosa che non ha testimoni quindi potremmo paradossalmente pensarla come “mai accaduta”.

Di per sé un fatto non è né buono né cattivo. Siamo noi spettatori a darne ciascuno una propria valutazione positiva o negativa. Infatti se per un esperimento prendessimo quattro persone completamente differenti fra loro per età, ceto sociale, religione, Paese ed esperienze di vita, e le facessimo assistere allo stesso avvenimento senza alcuna spiegazione, ne darebbero quattro versioni differenti. Come se fossero accaduti quattro fatti distinti fra loro. Esternamente è accaduta la stessa cosa ma ciascuno di loro l’ha valutata, istantaneamente, per conto suo con le sue risorse interiori. La valutazione è una scelta e può essere modificata.

Vi racconto qualcosa che mi è realmente accaduto qualche mese fa e che spiega bene di cosa parlo. Una sera che guidavo verso il centro di Roma sono stato fermato e multato dai carabinieri per non aver fatto la revisione alla mia auto. Lì per lì ero amareggiato, e anche molto. Uno dei due carabinieri, vedendomi sconfortato, disse una frase di circostanza: “mi dispiace: è stato sfortunato“. Qualcosa dentro di me non fu d’accordo con quell’idea e la misi quasi in stand-by.

Il giorno dopo portai l’auto a fare la revisione e quando il meccanico ne fece la diagnosi generale, si accorse di un certo problemino che avevo ad una ruota che rivalutò tutto l’accaduto. Il meccanico disse più o meno (e il tono e lo sguardo erano l’80% del messaggio non-verbale): “quel rumorino allo pneumatico che sentivi era un problema molto importante. Se non te l’avessi aggiustata la ruota si sarebbe potuta bloccare di colpo, magari a 80-90 km/h”.

Mi guardava lui stesso come se fossi sopravvissuto ad un terribile incidente. E lì, la frase del carabiniere mi tornò in mente: conclusi con me stesso che ero stato molto fortunato ad esser stato multato, altrimenti non avrei portato l’auto a riparare. La mia opinione e valutazione di quel fatto era completamente cambiata di polarità. Da sfortunato a fortunato.

Cosa accade quindi se cambiamo la valutazione di un ricordo? Possiamo riuscire a modificarlo in maniera sostanziale, lavorando a livello delle sensazioni, trarne informazioni utili (anche e soprattutto su noi stessi), e lavorarci su fino a cambiarne il valore stesso. Lavorando alle valutazioni di un ricordo possiamo trasformarlo in uno strumento utile nel nostro presente e nella costruzione del nostro futuro. È così che possiamo in parte cambiare il passato: cambiando ciò che pensiamo di un dato avvenimento, integrandolo con informazioni nuove e punti di vista che di solito tendiamo a ignorare.

Qualcuno potrà obiettare giustamente che certe cose non si possono cambiare, come la perdita di una persona cara, un trauma particolarmente doloroso, una fortissima delusione o un gravissimo errore commesso. Ed è vero, lo penso anche io. Il fatto in sé non può essere cambiato e non si tratta di fare questo. Ciò su cui si può lavorare è il significato che ha per noi quell’evento: come possiamo usare, per noi e per il bene comune, quello che è accaduto? Se genera una reazione costruttiva, se riesce ad insegnarci una lezione di qualità per migliorare la vita di tutti, allora ha tutto un altro significato. Non rimane solo lì a torturarci col dolore: ci mostra un percorso. Allora possiamo fare qualcosa di positivo mettendo in pratica i migliori insegnamenti della persona scomparsa, facendo in modo che altri non debbano vivere un certo trauma, cercando di perdonare chi ci ha deluso e capire che ragioni avesse avuto, riparando all’errore commesso.

Questi sono solo alcuni degli esempi che è possibile fare così, su due piedi. Se vuoi sapere come modificare il senso di un evento dentro di te, in modo pratico, rimani in contatto con Il Flusso Magico: ne parlerà in un prossimo articolo con qualche esercizio interessante.

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