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Relazioni

Come migliorare le nostre conversazioni

Migliorare le conversazioni è un’esperienza che tutti dovremmo cominciare a fare per trasformare positivamente: amicizie, relazioni, conoscenze, convinzioni, capacità di risolvere problemi e altro ancora, perché l’impoverimento delle conversazioni ci rende a conti fatti insoddisfatti in famiglia, al lavoro e tra gli amici.

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Immersi come siamo nella tecnologia e nei ritmi della vita, fra preoccupazioni, insoddisfazioni e ferite interiori, stiamo perdendo la capacità di instaurare rapporti costruttivi con gli altri. Non solo con chi conosciamo da una vita ma anche con chi entra a far parte del nostro cammino nel presente. Questo ci impedisce in parte di trasformare la nostra vita (che tenderà a sembrarci sempre uguale, piena degli stessi problemi).

Diamo molto per scontata la cura dei rapporti umani e non perché siamo brutte persone, no. Semplicemente perché non ci prendiamo il tempo necessario per goderci le cose buone della vita e imparare a star bene insieme. C’è chi, trovando difficile instaurare e portare avanti relazioni costruttive, finisce con il chiudersi in un odio nichilista verso tutti.

Alcune teorie poi (che già nel libro “Tu non sei Dio” che ho recensito, dimostrano essere solo delle opinioni e deduzioni arbitrarie), ci invitano a considerato l’altro solo come specchio di noi stessi. In realtà, convincendoci di questo, ci priviamo da soli di alcune cose di grandissimo valore. La persona che abbiamo di fronte ha una sua volontà, ed anche una sua storia; ha un suo modo di vedere le cose ed anche una sua competenza in varie aree della vita. Se la bolliamo come nostro prodotto ne sprechiamo la ricchezza, il mistero, e ci chiudiamo al confronto costruttivo e alla trasformazione.

Le conversazioni nel 2016

Dialoghi digitali

In gran parte tendiamo a comunicare solo tramite chat. Messenger, Whatsapp, Facebook: questi sono i non-luoghi principali in cui scambiamo parole con gli altri. Utilizziamo principalmente strumenti digitali, eliminando all’istante un’enorme fetta del bello di conversare faccia a faccia.

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È vero che non è facile conversare in una società come la nostra, che non ha tempo né per interessarsi agli altri né per integrare le proprie idee. Ma solo perché sia difficile non vuole dire che non sia un ottimo strumento per entrare nel Flusso Magico.

Scriversi in chat è bidimensionale e non ci permette di leggere le sfumature nella voce di chi ci parla, o osservarlo negli occhi. Un qualsiasi “va bene”, può significare cose molto diverse a seconda del tono di voce e dell’espressione facciale.

Nelle chat si tende ad essere sintetici, sbrigativi, anche bruschi. Leggiamo e rispondiamo ai messaggi quando più ci piace, sminuendo il bisogno dell’altro di conversare con noi,  con essa anche l’urgenza, il valore, la magia.

Dialoghi nella vita reale

Di persona invece si parla molto, certo, ma la qualità, a mio avviso, potrebbe migliorare. Di solito si tende a parlare solo di sé stessi, in un monologo di lamentele, recriminazioni e autoreferenzialità che non porta molto lontano. Più che dialogare aspettiamo il nostro turno per dire qualcosa di noi invece che interessarci a chi ci sta davanti.

Cerchiamo di farci dire che abbiamo ragione, che abbiamo fatto bene qualcosa. Insomma cerchiamo rassicurazione e approvazione (nutrimento per l’ego tipico delle società di massa).

Questo genera dentro di noi un accumulo di pensieri nostri e pensieri di altri, in un groviglio di parole senza capo né coda. Rimaniamo sulla superficie delle cose, privandoci del bello di dialogare che invece è a portata di mano se imparassimo come farlo costruttivamente.

In cosa consiste una buona conversazione

Comunicare con qualcuno può essere ogni volta un’esperienza emozionante e trasformativa, specialmente se si parte dall’idea che le nostre idee non sono Verità Assolute. Otteniamo il meglio da una conversazione quando pensiamo di poter imparare qualcosa e migliorarci.

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Io stesso ho avuto numerose discussioni inutili e dolorose, provocate spesso da incomprensioni iniziali, pregiudizi, da insicurezze e proiezioni di entrambe le parti. Ho poi riflettuto a lungo su quale sia il miglior modo per conversare con qualcuno, stanco di perdere tempo e dire sciocchezze di cui poi mi sono pentito.

Vediamo insieme alcuni suggerimenti che sono riuscito a imparare da chi sapeva dialogare meglio di me, e che ho tirato fuori dalle mie riflessioni.

1. Parliamo con qualcuno senza fare altro. Siamo presenti.

Sembra sciocco ma in realtà molti di noi fanno tutt’altro mentre parlano con qualcuno. Guardiamo lo smartphone, ripensiamo a cosa dobbiamo fare dopo, ci sistemiamo i capelli, ci domandiamo se abbiamo voglia di qualcosa, ecc. Il multitasking fa schifo e distrugge le nostre migliori capacità.

Se riuscissimo a mettere da parte il nostro mondo per alcuni minuti non sarebbe una cattiva idea (impegni, priorità, urgenze, convinzioni). Se abbiamo da fare o siamo sovrappensiero è meglio dirlo piuttosto che sprecare tempo.

Ascoltando l’altro cerchiamo di non sentirci turbati dalle sue opinioni. Sono punti di vista, legittimi come i nostri, e non cambiano nulla della nostra vita. Le idee degli altri non ci tolgono niente. Dal modo in cui le elaboriamo possono essere risorse positive o negative.

Guardiamo il nostro interlocutore per cercare significati nei gesti, negli sguardi, nei toni di voce, perché possono rivelare qualcosa in più rispetto alle sole parole: timori, emozioni, desideri, speranze.

2. Scopriamo cosa possiamo imparare. Ascoltiamo senza fare un monologo.

Se pensiamo che ciascuno di noi è esperto in qualcosa, anche solo del proprio mondo, possiamo ascoltare gli altri per imparare qualcosa.

“Chiunque incontriamo sa qualcosa che noi non sappiamo”

— Bill Nye (divulgatore scientifico, conduttore televisivo e ingegnere statunitense)

Se parliamo ad un fratello, un genitore, un amico o un figlio come se non ne combinassero mai una buona, tenderanno a comportarsi nel modo in cui li accusiamo perché si sentiranno privati di valore (stima, affetto, fiducia), confermando i nostri pregiudizi.

Ricordiamoci che ciascuno fa del suo meglio nel suo mondo, e che a criticarlo ci vuole un attimo. Il modo in cui lo ascolteremo farà un’enorme differenza nella qualità del rapporto.

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Un mio carissimo amico Massimiliano recentemente mi ha detto: “in queste situazioni (di fronte a una notizia o una storia) io mi domando sempre: «al posto di questa persona, con le sue risorse, il suo carattere, il suo vissuto, io saprei fare di meglio?»

Questa è un’ottima domanda per togliere peso ai propri pregiudizi. E se proprio noi sapremmo fare di meglio, come possiamo aiutare questa persona a capire che c’è un’altra, più fruttuosa via, per fare le cose? Vogliamo aiutare a costruire qualcosa o distruggere qualcuno?

Ascoltare attentamente è in genere meglio che parlare senza sosta. Lasciamoci trasportare dagli argomenti, seguendo il filo del discorso, via via che diventa più profondo.

3. Non pontifichiamo: proponiamo e motiviamo il nostro punto di vista

Così come non dovremmo sentirci turbati più di tanto dalle opinioni altrui, possiamo provare a non affermare una nostra opinione come se fosse oro colato, anche se si trattasse degli studi cinquantennali di un ipotetico Einstein.

Presentare le nostre informazioni come fossero definitive è come dire che quelle degli altri non hanno valore o utilità. Si distruggerebbe subito un legame e spingendo l’altra persona ad alzare un bel muro di diffidenza nei nostri confronti. Inoltre le convinzione elaborate dalle nostre esperienze e dal nostro pensiero hanno bisogno del giusto tempo e del giusto spazio per essere dette e valutate (per questo su Facebook si litiga molto).

Se veramente vogliamo essere utili a qualcuno ricordiamoci che un consiglio delicato può esercitare un effetto molto maggiore rispetto a un’affermazione categorica.

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Ricordiamoci poi che qualsiasi cosa vogliamo dire sarà sempre un’idea relativa al nostro mondo, al nostro punto di vista, e proporla come l’unica soluzione adatta a tutti suona sempre come un’autentica salita su di un piedistallo. Come dire “c’è un’unica medicina a tutti i mali e quella medicina sono le mie idee”.

Piuttosto che dire “non è come dici tu, è come dico io”, meglio chiederci “come funziona per lui questa idea nel suo mondo? Quanta distanza c’è rispetto a me? Come posso utilizzare in maniera costruttiva questa informazione? Cosa mi aiuta a comprendere?” Questo amplierà di molto le nostre facoltà e il senso di armonia.

Motiviamo le nostre opinioni: “credo in questo perché… (…mi è capitato, ho pensato, ho deciso, ho letto che…)”. Altrimenti stiamo solo cercando di imporre il nostro ego sugli altri. Proviamo a considerare le nostre idee, e quelle degli altri, come dettagli di un puzzle più grande; possiamo costruire soluzioni insieme, esplorare strade, unire le esperienze. Oppure imporci e rimanere soli con le nostre convinzioni.

4. Facciamo domande a risposta aperta e seguiamo il filo del discorso

Le domande a risposta aperta sono utilissime per spaziare nella psicologia e nei mondi delle persone. Un conto è chiedere “hai mangiato bene ieri sera?” (chiusa) che predispone a una risposta netta “sì/no”. Un altro conto è chiedere “mi racconti della cena di ieri sera?” (aperta).

Una domanda a risposta aperta offre uno spunto da cui partire per lasciar fluire i pensieri liberamente e aiuta ad essere tutti più sinceri (visto che non ci si sente obbligati a confermare una determinata risposta).

Facciamo domande rispetto a quello che è stato appena detto (non a qualcosa su cui c’eravamo soffermati 5 minuti prima). In questo modo il nostro interlocutore si sentirà ascoltato e apprezzato, e questo porterà valore alla relazione con questa persona.

Proviamo ad esplorare il mondo dell’altra persona col suo punto di vista, utilizzando domande a risposta aperta:

  • cosa ne pensi di…?
  • come hai vissuto quella esperienza…?
  • com’è andata…?
  • cosa ha significato o significa per te…?
  • cosa intendi per…?
  • come sei arrivato a queste conclusioni…?
  • raccontami meglio di…
  • dove hai trovato queste informazioni…?
  • cosa farai con…?
  • come me ti fa sentire…?

5. Meno dettagli, più sostanza.

L’importante nelle conversazioni è concentrarsi sulle emozioni, le esperienze, le idee, le speranze, i timori, il modo di vedere le cose, i ragionamenti che hanno portato a certe decisioni. Non è importante giudicare ma conoscere.

Nessuno si ricorderà numeri esatti, date, tempi precisi; a meno che non ve lo chieda esplicitamente (tipo “dove hai letto esattamente questa informazione? quando ti è accaduta questa cosa?”). Quindi evitiamo di essere troppo precisi. Trasmettiamo ciò che siamo e ascoltiamo chi sono gli altri.

Meglio lasciare da parte anche pettegolezzi, chiacchiere scontate e lamentele (nostre o dell’interlocutore) a meno che non stiate cercando di rompere il ghiaccio.

Per concludere

Applicare tutto questo in una sola volta potrebbe risultare molto difficile e poco stimolante. Meglio concentrarsi su poche cose per volta ed integrarle nel tempo.

Si può pensare anche a scrivere un diario per tenere nota dei nostri progressi, delle persone abbiamo conosciuto e di come sono andate le nostre conversazioni. Rivedere in un secondo momento certi dialoghi, nei punti migliori o poco produttivi, ci aiuterà sicuramente a migliorare e portare ricchezza nelle nostre vite.

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