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Desideri - Intenzioni - Ideali Spiritualità

Desideri, intenzioni, ideali – 1.
Desideri ed Emissione Personale

Il desiderio normalmente sorge da una mancanza. Quando desideriamo, generalmente, partiamo da una insoddisfazione della situazione attuale e tendiamo a proiettare in un prossimo possibile futuro, l’ottenimento della nostra soddisfazione, questo va avanti in genere per tutta la vita.

Il mondo in cui viviamo è a conti fatti costruito su bisogni e desideri che andrebbero continuamente sedati per avere un presunto equilibrio psicologico e una sensazione di benessere. Il desiderio normalmente ci spinge a “fare” nel mondo e spesso tutto il nostro fare è motivato unicamente dalla futura ricompensa che quel fare ci porterà.

Il mondo in cui viviamo è a conti fatti costruito su bisogni e desideri che andrebbero continuamente sedati…

Questo modo di procedere nella realtà è sempre dato per scontato: lavora duro, stringi i denti e fai sacrifici per arrivare al risultato, dopo di ché punta a un altro risultato e ricomincia. Dal punto di vista generale non ci sarebbe nulla di sbagliato in questo, nulla da eccepire, almeno fintantoché non si scopre che esiste un’altra variabile che può influenzare la direzione in cui la vita procede.

Desideri e Legge di Attrazione

Anni fa siamo stati inondati da una copiosa letteratura che parlava di “Legge di Attrazione”, quel principio secondo il quale quello che pensi ha la capacità di attrarre cose ed eventi in risonanza nella tua realtà, e il concetto è stato visto e rivisto da più angolazioni e in più salse, talmente tante che alla fine il mercato si è saturato e questo genere di libri è ormai di pubblico dominio, difatti possiamo trovarne dovunque.

Molti di noi hanno provato a fare esperimenti con la Legge di Attrazione, con questo presunto “meccanismo” che gestisce la realtà. Qualcuno ha avuto risultati, qualcuno no, qualcuno ne ha avuti in un verso, qualcuno in un verso contrario. Tutto sommato questa legge sembra non essere poi così universale, precisa e ripetibile come certi testi ci hanno fatto credere.

Eppure alcuni esperimenti che ho condotto personalmente negli anni passati mi hanno convinto che esiste una serie di principi legati a questo fenomeno che più che attrazione definirei capacità di orientamento della propria linea di vita, e su questi presupposti ho organizzato una mia personale “teoria della realtà“.

Come ogni teoria è in via di sviluppo e non ha pretese di completezza, è sicuramente criticabile e ha dei buchi, ciononostante a me ha sempre funzionato così come a quelli che l’hanno adottata come propria.

Un’altra variabile

Per tornare ai desideri, dicevo, esiste un’altra variabile che dovrebbe essere messa in conto nella realizzazione di un desiderio, oltre a ciò che si fa nel mondo per realizzarlo, ed è lo stato di coscienza che si mantiene durante il tragitto della sua realizzazione, la propria “emissione” come la chiama intelligentemente Vadim Zeland. Questo per me si è rivelato cruciale.

Innanzitutto un desiderio qualsiasi sia, andrebbe sottoposto a un attento esame per capirne i motivi, per sentire cosa davvero mi sta spingendo a cercare e ottenere quel qualcosa che un giorno, credo, mi renderà felice. Questo sarebbe il primo passo per la trasformazione di un semplice desiderare in qualcosa di più forte, in grado di spostare la linea di vita.

Perché vogliamo ciò che vogliamo? Molti negli anni mi hanno risposto (così come io facevo con me stesso un tempo) che lo vogliono perché ciò li renderà felici. Non posso che dissentire.

Nella mia vita ho avuto la fortuna di veder realizzati moltissimi dei miei desideri, alcuni anche attraverso la “presunta” Legge di Attrazione, avendo quasi tutto ciò che desideravo, nel modo in cui lo desideravo. E questo non mi ha mai reso felice se non per qualche giorno, o settimana, dopo la realizzazione del desiderio.

Ma nessuno dei miei desideri realizzati ha mai aggiunto senso alla mia esistenza. Non ha mai riempito quella insoddisfazione di fondo che provavo, che molti provano, e che chiamiamo “la sindrome dell’altrove”, che è il vero motore di quasi tutto il nostro desiderare.

Il desiderare, quando condito da un sentimento di carenza, di non avere, magari da un’invidia per chi ha ciò che a noi manca, o colorato da un guardare lontano (avanti nel tempo o indietro, fa poca differenza) è il sintomo palese della sindrome dell’altrove, quel meccanismo inconscio che ci porta a non essere mai soddisfatti, grati di ciò che già abbiamo, per quanto poco possa sembrarci.

L’emissione

Nella mia teoria l’emissione, quel campo radiante che è composto di emozione e pensiero, è un generatore di sincronicità, e un navigatore satellitare. È ciò che ci orienta per dove vogliamo andare, e genera gradualmente gli eventi che ci spostano sulla linea di vita desiderata, e nessuno ci ha mai spiegato che “come ti senti” è molto più importante di “come pensi”.

Nessuno ci ha mai detto (a parte forse Zeland) che “sentirsi in un certo modo” gradualmente ci sposta su una linea di vita che ci fa sentire in quel modo e rende i desideri senz’altro più forti. Un conto è desiderare con un senso di mancanza, e un conto è desiderare con una sensazione di tranquilla aspettativa, di interesse e intensa curiosità.

Ecco perché i desideri così come vengono in genere utilizzati, non hanno potere interno, inoltre non conoscendo il motivo per cui li abbiamo non abbiamo possibilità di vedere bene cosa stanno producendo a livello di emissione. Una delle migliori domande che possiamo iniziare a farci per trasformare i desideri in qualcosa di più grande è: “perché desidero questo o quello?” E fermarci ad attendere la risposta.

…i desideri così come vengono in genere utilizzati, non hanno potere interno…

Per vedere quale è la nostra personale emissione rispetto a quel desiderio potremmo chiederci: “come starò se questo o quello dovesse non realizzarsi mai?

I pensieri e le emozioni che emergono da questa domanda ci dicono esattamente qual’è la nostra emissione e quale dunque la linea di vita che andiamo producendo.

Se viviamo con una perenne sensazione di mancanza, la nostra emissione produrrà mancanza, non importa quanto ci sforziamo, non importa quanti titoli, lauree, conseguimenti e riconoscimenti avremo dal mondo. L’emissione personale è ciò che determina i premi per lo sforzo perpetrato nel mondo.

Una larga parte della mia teoria sul mondo è sorta osservando la mia vita e quella di moltissime persone, e questa osservazione ha messo in evidenza che quando l’emissione non è riorientata, quando il desiderio sorge da un senso di privazione o mancanza, in genere lo sforzo richiesto per mandare la vita in una certa direzione è davvero immenso, e costringe a “fare tanto nel mondo” nel tentativo di mantenersi a galla.

Questo “sforzo” continuo e costante, porta le persone ad esaurirsi, a lottare e a stressarsi con la conseguenza di un fiorire di sintomi fisici e psicologici. Inoltre prima o poi l’emissione avrà sempre la meglio confermando ciò che emana. Ma esiste un’altra strada, quella dell’intenzione, e quella ancora più potente dell’ideale.

Questa strada la vedremo nei dettagli attraverso i prossimi articoli. Prima però lasciate che vi indichi il grande segreto della trasformazione della linea di vita: l’emissione personale può essere totalmente resettata con un lavoro di attenzione e (nei limiti del possibile) di gratitudine per ciò che già abbiamo. Se questo non viene fatto come primo passo, a nulla varranno gli sforzi per cambiare linea di vita.

Mi rendo conto che ci sono situazioni alle quali questo non è applicabile, ma, nella stragrande maggioranza dei casi, nel punto in cui siamo ora, per partire, abbiamo già molto più del necessario e tantissimo di cui iniziare ad accorgerci e a cui essere grati.

…abbiamo già molto più del necessario e tantissimo di cui iniziare ad accorgerci e a cui essere grati.

In questa apparentemente stupida azione interiore giace il segreto per riorientare la propria emissione e proprio questo il primo passo per iniziare lo spostamento della propria linea di vita.


Leggi la 2a parte


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