Meccanismi del Desiderare, della Felicità, e della Resistenza
Desideri - Intenzioni - Ideali Spiritualità

Desideri, intenzioni ideali – 2.
Meccanismi del Desiderare, della Felicità e della Resistenza

Leggi la 1a parte


I desideri hanno origini diverse, emergono da parti di noi sepolte profondamente all’interno della nostra mente subconscia e agiscono sempre in direzione del sollievo di una mancanza. Vogliamo qualcosa o qualcuno perché averlo ci darà la presunta felicità che adesso sembra non esserci. Ma cos’è davvero questa felicità che tanto cerchiamo?

In anni e anni di lavoro con i processi della visualizzazione e delle affermazioni, con risultati spesso contrastanti, mi sono accorto di alcuni fatti poco osservati e quasi mai messi in evidenza nella vasta letteratura sulla cosiddetta Legge di Attrazione.

I desideri realizzati spengono le mancanze, per un po’ di tempo

Prima di tutto che il desiderio normalmente serve a spegnere la tensione verso il qualcosa che mancava. Quando realizziamo il desiderio che avevamo e otteniamo ciò che volevamo la mente si rilassa, e quella spinta a cercare cessa momentaneamente. Ci sentiamo pieni, soddisfatti, felici.

Questo dura per un po’, fin quando un altro desiderio non emerge dalle profondità del nostro subconscio a farci avvertire una mancanza e a spingerci nuovamente all’azione. È un fatto costante dall’inizio della nostra vita fino alla fine.

Mi sono persuaso che ciò che attualmente chiamiamo felicità è la risultante di questo continuo tentativo di spegnere la sete indotta dalla mancanza. Una felicità permanente, dunque, non può esistere se non come il continuo esaudimento di tutti i desideri e i bisogni che la mente subconscia tira fuori periodicamente.

È senz’altro un modo di procedere, quello che porta a voler spegnere questa sete attraverso gli ottenimenti nel mondo. È ciò che tutti cercano di fare, ciò che muove il commercio e la pubblicità (come spiegato nell’articolo sulle società di massa, link in fondo – n.d.r.). Ed è ciò che viene consigliato: se hai una mancanza cerca di ottenere ciò che manca e sarai felice, per un po’.

Desideri non nostri

Purtroppo però la questione non è così semplice, dato che fanno parte di questo senso di “mancanza” tanti desideri non nostri, ereditati, indotti dall’esterno, dalla genealogia, dalla cultura, da insicurezze e molti di questi divengono per chi li realizza una vera maledizione. Quante volte abbiamo voluto fortemente qualcosa solo per ritrovarci poi impegnati nel tentativo di liberarcene?

Quel sollievo in realtà emerge da una mente “calma”, una mente che ha smesso di agitarsi per qualcosa che prima non c’era. La mente smette di fantasticare sul dopo e sul domani e finalmente a ottenimento conseguito si rilassa e si concentra sul presente, su quello che ha di nuovo, generando stati alfa, rilassamento e un notevole benessere.

Questo è ciò che normalmente chiamiamo felicità, una serie di “pause” più o meno lunghe in un mare di tensione verso qualcosa che non c’è. Ma alla fine la tensione ricomincia sempre.

Questo è ciò che normalmente chiamiamo felicità, una serie di “pause” più o meno lunghe in un mare di tensione verso qualcosa che non c’è. Ma alla fine la tensione ricomincia sempre.

Se i desideri e la loro realizzazione dessero la felicità ci saremmo fermati ai primi, una volta esauditi, invece sembra siamo condannati a desiderare sempre qualcosa che ci manca, e questo non ci rende mai davvero felici.

Cosa c’è sotto ai desideri

Ad un certo punto ho capito che il desiderare compulsivo non poteva essere la strada per la realizzazione personale, soprattutto ho visto che nel tentativo di realizzare qualsiasi cosa mi passasse per la mente, davo voce a una serie di aspirazioni e bisogni che non erano neppure miei, ma dei miei genitori ad esempio, o mutuati dal fatto che così fanno tutti (quindi dovevo desiderarlo anche io).

Non si può commettere l’errore di pensare che un desiderio sia “solo” un desiderio. Siamo sottoposti a numerose forze inconsce che si muovono come correnti sotterranee e invisibili che ci portano a volere cose che non solo non ci servono ma possono essere anche nocive, contrarie alla nostra natura.

Il rimedio a questo problema, come accennavamo nell’articolo precedente è domandarsi “perché”. Perché sto volendo proprio questo, cos’è che mi spinge ad avere questo desiderio?

La mia formula parte da qui: un desiderio “sano”, un desiderio che sia mio, davvero mio, che esprima una aspirazione o un talento è un desiderio che non ha al di sotto nessun bisogno di “approvazione” , “controllo”, o di “sentirsi al sicuro” (i tre veleni dell’ego disfunzionale).

Questi desideri che abbiamo senza sapere perché, senza che vadano a sanare mancanze e a farci sentire un po’ meglio, questi desideri che non agiscono da sedativo per la noia e i momenti bui, sono le luci che possono guidare la nostra grandezza e sono anche quelli che più facilmente si realizzano.

Mi sono anche accorto di un altro fatto; quando cominciamo a togliere ai nostri desideri tutta l’importanza che gli diamo, quindi a rimuovere dalla nostra mente ogni bisogno di approvazione, controllo e sicurezza legati a quel desiderio, avviene una importante trasformazione:

  1. la mente diviene progressivamente molto calma. Cessa la paura di vivere, sperimentare, sbagliare, sorprendersi. Ci si inizia ad avvicinare a quello stato di quiete che abbiamo proprio in quei momenti in cui abbiamo realizzato un desiderio.
  2. Molti desideri iniziano a realizzarsi spontaneamente senza il nostro intervento diretto, senza visualizzazioni, affermazioni, riti, procedure o processi complicati.
  3. Molti, moltissimi desideri che ritenevamo essenziali per la nostra felicità iniziano a decadere, a scomparire dal nostro orizzonte, come se perdessero importanza e solidità e spesso sono proprio quelli a cui delegavamo la nostra felicità e realizzazione a morire per primi.

La controparte del desiderio conscio

Ho inoltre scoperto una sorta di meccanismo secondario nell’arte di materializzare che ha portato la mia comprensione di come siamo fatti un bel po più avanti. Ogni volta che abbiamo un desiderio conscio, esiste anche una relativa controparte inconscia, la quale se non processata rischia di far fallire interamente l’intento del nostro desiderare.

Se inizio a volere fortemente qualcosa senza fare un lavoro di introspezione (con i metodi di rilascio ad esempio o col metodo Yin che consiglio sempre a questi scopi) potrei non accorgermi della corrispondente parte di me che si oppone alla realizzazione del desiderio.

Potrei voler guarire da una malattia coscientemente ma inconsciamente avere tutta una serie di obiezioni al riguardo, ad esempio potrei essere figlio di medici dai quali ho ereditato convinzioni sull’incurabilità del male da cui sto cercando di guarirmi.

Potrei essere figlio di gente povera dalla quale ho ereditato la convinzione subconscia che la ricchezza è solo per alcuni. Sono infinite le combinazioni di pensieri assurdi che possono essersi stratificati nel mio subconscio e che possono attivarsi quando inizio a volere qualcosa che può seriamente alterare gli equilibri del mio vivere.

Per qualche strana ragione il subconscio è terribilmente impaurito da qualsiasi novità e cambiamento, e tende quindi ad essere pigramente conservativo. Ciò significa che a fronte di ogni nostro desiderio di “avere” (qualsiasi  condizione migliore) esisterà nel subconscio una identica forza uguale e contraria, il desiderio di “non avere” che il subconscio immediatamente scatena per la sua paura, incredulità, e pigrizia. Questa è l’origine delle cosiddette resistenze.

Ecco perché credo fermamente che volere, desiderare e provare a materializzare non sia uno scherzo e sia a conti fatti un esercizio evolutivo dei più seri, del quale dobbiamo occuparci con calma, studio di noi stessi, e molta attenzione.

I desideri sani possono essere trasformati in intenzioni, forze che plasmano il nostro cammino. Per poter diventare una “intenzione” un desiderio deve avere alcune caratteristiche ben precise che iniziamo qui a delineare e che approfondiremo nei prossimi articoli:

  • una intenzione è un desiderio che non ha nessun bisogno di approvazione, controllo e sicurezza al di sotto
  • una intenzione non è mai seguita dal minimo dubbio, è data per certa
  • una intenzione non rimane mai nella testa, ma è sempre vissuta nell’azione
  • un desiderio sano diviene intenzione pura quando abbiamo rimosso da quel desiderio ogni traccia di importanza personale, cioè quando smettiamo di delegare a quel desiderio la nostra felicità.

Ma questo lo vedremo nei prossimi articoli.


Leggi la 3a parte


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