Desideri - Intenzioni - Ideali Spiritualità

Desideri, intenzioni, ideali – 3.
Dal Desiderio all’Intenzione

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Accorgerti della componente emotiva di un desiderio, di quel sottile strato di dolore che accompagna la mancanza di qualcosa che vorresti ci fosse ma non c’è, è il primo fondamentale step per fare un salto dallo stato di bisogno cieco, alla generazione di un’intenzione.

Nel desiderio è insita una trappola non semplice da individuare, specialmente se si è abituati a ragionare secondo i termini del “volere” come normalmente accettato.

La trappola diventa evidente quando introduciamo la variabile “coscienza”, o anche “emissione”, quella energia che è la media dei pensieri e delle emozioni subcoscienti la quale informa e sposta le realtà individuali. E’ questa variabile la nota fondamentale che decide la probabilità di sperimentare una linea di vita piuttosto che un’altra.

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E’ poco considerata in quanto alle emozioni si da sempre meno peso di quello che hanno realmente, e anche in molta letteratura sulla legge di attrazione si legge che ciò che pensi determina ciò che sperimenti. In realtà la questione dal mio punto di vista è un tantino più complessa.

Gestire l’attenzione, non i pensieri

Ciò che si dovrebbe imparare a gestire non sono tanto i pensieri quanto l’attenzione. L’attenzione è la capacita di poggiarsi su qualcosa e rimanervi a tempo indefinito, ed è, di gran lunga la facoltà meno allenata che abbiamo.

«L’attenzione è la capacita di poggiarsi su qualcosa e rimanervi a tempo indefinito, ed è, di gran lunga la facoltà meno allenata che abbiamo.»

Perché l’attenzione sia così importante lo definisce un principio del Qigong che studio e pratico da tanti anni, che dice “Yi dao, Qi dao”, dove va la mente , lì va l’energia.

Proprio durante lo studio e la pratica del Qigong mi accorsi che la “mente” cui si fa riferimento in questo detto, non era tanto il pensiero, perché pensando ad esempio un punto del corpo si rischiava di rimanere intrappolati nel pensiero di quel punto del corpo, nell’immagine mentale. Così facendo l’energia andava a depositarsi tutta nella mente e non nella parte che cercavamo di energizzare.

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E’ dell’attenzione che si parlava, e mi è stato chiaro quando uno dei maestri con cui ho lavorato mi intimò di smetterla di visualizzare e iniziare a “sentire” e stare attento a quella parte’.

E’ molto sottile come differenza, ma determinante. Si deve apprendere come spostare l’attenzione da un contenuto all’altro senza essere ‘presa’ dalle forme che incontra. E l’emozione è la forma più densa e seducente che l’attenzione può incontrare.

Quando hai un desiderio, sebbene tu possa pensare di averlo ottenuto, se l’emozione di fondo non è congruente con il tuo pensiero, l’attenzione si aggancerà e andrà a nutrire quella emozione di mancanza, dandole energia. E più penserai a quel desiderio sforzandoti di crederci più l’attenzione nutrirà l’emozione della mancanza.

L’intenzione pura

Per trasformare un desiderio in intenzione pura hai bisogno quindi prima di neutralizzare o cambiare l’emozione sottostante al processo mentale, e a questo scopo ho scoperto e assemblato diversi esercizi che hanno proprio lo scopo di allenare l’attenzione a sganciarsi dall’emozione e neutralizzarla, dei quali parleremo in futuro.

Questo lavoro di neutralizzazione delle emozioni sotto ai desideri è un lavoro di auto-conoscenza molto profondo ed estremamente remunerativo, in quanto inizia a mostrarti spietatamente cosa sono davvero quei desideri. Molti di essi diverranno progressivamente meno importanti col tempo e la pratica fino a sparire del tutto.

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Mentre lavori a ripulire il desiderio da questo soggiacente senso di privazione potresti accorgerti di tante sfumature e sottigliezze della tua psicologia profonda, ad esempio che alcuni desideri sono scuse per non crescere, e che altri ancora ti servono solo per sentirti più sicuro o avere più controllo.

Inizia così un lavoro che ti può portare a stati davvero profondi di consapevolezza (che è nient’altro che la capacità di accorgerti di stati, pensieri ed emozioni sempre più sottili), e durante questo lavoro, se protratto abbastanza a lungo, potrà succedere anche che alcuni di essi si realizzino spontaneamente.

Desiderio e importanza

Quando questo accadde a me, parecchi anni fa, consultando i miei spiriti guida (quelli cui si fa riferimento nel corso di Igor Sibaldi , «I Maestri Invisibili», che ho la fortuna e il piacere di insegnare), loro mi spiegarono quel principio dell’intenzione pura che ho ritrovato in tanti altri libri successivamente.

Mi spiegarono che quando un desiderio è depurato dall’aura di emozione che lo circonda, quando gli togliamo cioè, tutta l’importanza che gli diamo, esso diviene una intenzione pura e tende (e ci tennero a sottolineare che tende, che non è sicuro al cento per cento che accadrà) a spostare la realtà, solo però, se non incontra altri ostacoli nella mente subconscia.

Potremmo infatti volere qualcosa consciamente e avere centomila motivi per non volerlo sub-consciamente, cosa cui abbiamo ampiamente accennato negli articoli precedenti, e il lavoro di pulizia dovrebbe servire a stanare proprio questi meccanismi nascosti.

«Una intenzione pura nasce dalla certezza del risultato, e dalla decisione di agire in una precisa direzione.»

Sono in molti ad aver mal interpretato il principio dell’intenzione pensando che basti visualizzare, sentirsi come se fosse già accaduto, e attendere con le mani in mano. Non è così dalla mia esperienza.

Muoversi nella direzione del desiderio

Quello che accade è che solo se inizi a muoverti in quella direzione, una volta stabilita la ferma e irrevocabile decisione di andare verso il tuo intento, inizia anche a muoversi quell’energia (la tua, che può essere massimizzata con tanti piccoli trucchi di cui paleremo) che produce agganci e sincronicità nel reale. Senza muoversi, senza il fare, non accade niente.

«Senza muoversi, senza il fare, non accade niente.»

E infine l’intenzione per essere pura e quindi avere la massima probabilità di realizzazione, dev’essere sigillata da una caratteristica anch’essa non semplicissima da implementare.

Devi essere disposto al fatto che possa non realizzarsi mai, e quindi ad essere totalmente distaccato dal risultato. Anche questo è un principio che ho ritrovato spesso nel Qigong, lo stato di vuoto-non vuoto.

Se non si realizzasse mai il desiderio

Per far accadere qualcosa viene consigliato di raggiungere uno stato di quiete totale della mente e delle emozioni, e da quello stato avere uno e un solo pensiero chiaro, deciso, senza contraddizioni per iniziare a spostare l’energia in quella direzione.

Essere disposti al fallimento è un meccanismo di sicurezza per evitare di generare attaccamento, e per evitare di darsi la zappa sui piedi proprio nel generare una intenzione forte: se l’intenzione è vissuta con attaccamento, a ben pensarci, quello che emetti è ancora una emozione di forte mancanza.

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Per questo c’è bisogno di uno specifico allenamento, e non è qualcosa che possa essere letto e messo in pratica così su due piedi.

Generare una intenzione pura, cioè una forza che diriga e trascini la linea di vita in una certa direzione, richiede generalmente una certa disponibilità a vincere quell’inerzia che, attraverso resistenze, dubbi, paure e altri subdoli meccanismi interni cercherà di farti rimanere quello che sei. E quello che sei può essere molto comodo, molto consolante.

Non c’è nulla che faccia più paura all’io piccolo che adesso sei, di un cambiamento così grande come quello provocato da un’intenzione pura, che, salvo rarissimi casi è sempre trascinante, e cambia completamente la vita.


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