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Desideri - Intenzioni - Ideali

Desideri, intenzioni, ideali – 5. Dall’intenzione all’ideale

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L’ultimo gradino da salire per quanto riguarda la trasformazione dei desideri è quello dell’ideale.

Non è semplice parlare di questo step finale, poiché senza un lavoro integrale di trasformazione della personalità sarà davvero arduo arrivare anche solo a pensare di poter mettere al centro della propria vita un desiderio totalmente non egoistico, e un sentimento di profonda, vera fede.

Dalle intenzioni agli ideali il passo è in teoria molto breve. Quando si è imparato a far funzionare un intento e ad agire in direzione dello stesso, molto spesso si avrà la sensazione che la vita si muova a nostro vantaggio esclusivo, ponendoci di fronte alla grande lusinga del potere personale.

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Ci sembrerà di cavalcare un’onda molto fortunata e questa potrebbe durare anni senza accennare mai a diminuire (una delle forme in cui si esprime e si percepisce Il Flusso Magico – NdR).

Molti ricercatori si fermano qui, spesso con risultati brillanti (almeno in prima battuta).

Eppure è proprio a questo punto che, a fatica, ho dovuto iniziare a sganciarmi dalla tradizionale formulazione delle legge di attrazione e i suoi derivati, per i quali il senso della vita si riduceva appunto nell’avere ciò che si desidera.

Quando avere “tutto” non basta

Ho sempre sentito che fondamentalmente avere tutto non possa rendere più felici di quanto non si sia già capaci di essere, e le testimonianze delle vite di tante persone ritenute “di successo” me lo hanno confermato.

“Ho sempre sentito che fondamentalmente avere tutto non possa rendere più felici di quanto non si sia già capaci di essere…”

Molto spesso avere ciò che si desidera non basta, anzi a volte  non fa che precipitarci in un vuoto esistenziale che non si sa poi come riempire.

Penso che il senso della crescita e della realizzazione personale non si possa restringere all'”avere cose, persone e situazioni“.

Ne ho avuta la prova quando, attraverso alcuni esperimenti ben riusciti con la legge di attrazione riuscii a materializzare alcune delle situazioni che desideravo di più.

Nonostante fossi riuscito a vedere con i miei occhi che funzionava davvero, non rimasi felice per più di (al massimo) due o tre settimane.

Dopodichè oltre a non sapere più esattamente cosa chiedere mi venne un grosso interrogativo: “è davvero tutto qui?”

Un importante indizio dalla spiritualità Huna

Quando iniziai ad avere questo dubbio, frequentavo alcuni insegnanti di Huna, un derivato della spiritualità hawaiana (anche se poi si è scoperto che Huna ha davvero poco a che fare con la spiritualità hawaiana originale).

Uno di questi personaggi disse una cosa che mi colpì molto.

In Huna gran parte dell’attenzione era dedicata a come presentare delle richieste o petizioni al Sè Superiore (Aumakua) affinchè questo aiutasse nella realizzazione dei propri desideri o, come diceva l’insegnante, affinchè si liberasse il percorso per la manifestazione.

C’erano tutta una serie di regole su come pregare Aumakua e costruire una forma pensiero ricca di mana (energia) e su come presentarla in modo corretto.

Era un rituale abbastanza elaborato, e alla fine c’era una clausola che recitava più meno così:

“quando presentate una richiesta ad Aumakua, egli si riunisce con tutti gli altri Aumakua per deliberare sulla vostra richiesta. La probabilità che questa richiesta venga accettata dipende in parte dalla chiarezza di ciò che chiedete. In parte dall’utilità reale per voi di ciò che chiedete. Ma la qualità più importante della vostra richiesta è valutata in base a questa domanda: a quanti esseri gioverà la realizzazione di questa richiesta? E più saranno gli esseri che gioveranno della vostra richiesta più la vostra richiesta avrà un alta probabilità di realizzarsi”.

Questa in sintesi è la descrizione di un ideale.

Cos’è davvero un ideale

Un ideale è un forte intento, per il quale agite o al quale dedicate magari tutta la vostra esistenza. È un intento che porterà beneficio non solo a voi ma ad una gran quantità di persone e situazioni.

Questo orientamento, anche se non garantisce al 100% la realizzazione della vostra forma pensiero, ne aumenterà comunque a dismisura la possibilità di realizzarsi.

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Per andare verso un ideale bisogna però essersi necessariamente scrollarsi di dosso tutti i desideri egoistici e le tendenze narcisistiche che cercavamo di soddisfare con diversi mezzi per riuscire a manipolare la realtà.

E un ideale a mio avviso non è mai qualcosa che viene dalla nostra mente di superficie, non è qualcosa che semplicemente un bel giorno pensiamo con la nostra testa e via.

Un ideale sorge nell’istante in cui, alla nostra disperata ricerca del controllo della realtà, sostituiamo una fede in un principio superiore.

“Un ideale sorge nell’istante in cui, alla nostra disperata ricerca del controllo della realtà, sostituiamo una fede in un principio superiore.”

Principio che, come molti hanno sperimentato, ci aiuta dapprima a far decadere i desideri più grossolani, per poi arrivare a purificare sempre di più quelli che sono i nostri doni, ciò che siamo venuti a fare.

A un certo livello di raffinamento della nostra energia saremo capaci di percepire l’ideale sorgere spontaneamente in noi e rivelarsi come qualcosa che in realtà c’era sempre stato, al di sotto di tutta la coltre dei nostri bisogni e desideri originari, come se questi ultimi fossero stati soltanto una versione più grezza dell’ideale sottostante.

E l’ideale quando è puro, tenderà immediatamente a realizzarsi.

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L’ideale è un pensiero che infiamma il cuore e che non ha i dubbi o le incertezze tipici della sfocatura inconscia.

Se ancora ne ha o non è un vero ideale, oppure dobbiamo ancora lavorare su noi stessi ripulendo le nostre zone d’ombra, gli attaccamenti e le avversioni. Dobbiamo ancora liberarci delle ambizioni personali.

Potrebbe accadere infatti che, quando dovremo dimostrarci pronti per il nostro ideale affinchè si realizzi, non lo saremo affatto, per paura, per mancanza di addestramento interiore o semplicemente per pigrizia.

Ecco perchè bisognerà dotarsi di ogni possibile strumento che ci aiuti a rimanere nello stato che io chiamo “centratura“, uno stato il più possibile al di sopra del bene e del male, uno stato nel quale non veniamo mai trascinati da emozioni e sentimenti e dal quale potremo riconoscere la chiamata quando arriverà. (I concetti di sfocatura e centratura sono stati trattati nel primo libro “Istruzioni per Maghi Erranti” – NdR).

Non c’è a mio avviso nessuna tecnica al mondo che possa far sorgere un ideale, perchè come già detto, questa è una mèta che viene posta dallo spirito stesso al centro della nostra coscienza, e non quindi dipende da noi (non dal “noi” col quale siamo soliti relazionarci col mondo).

Ma c’è una strategia iniziale che può aiutarci ad entrare in quello stato di intensità che può portarci gradualmente allo stato di piena ricettività per un forte ideale.

Non avendo termini migliori l’ho chiamato “armonizzazione“.

L’armonizzazione come via per purificare i propri desideri

Dobbiamo essere in grado di armonizzarci con ogni evento e ogni persona che incontriamo, il che significa riuscire a percepire ogni persona e ogni situazione della vita come necessarie, senza resistere a nulla e senza opporsi a nulla.

Perciò laddove ci troveremo a stare con persone che ci sembrano inadatte o negative, cercare il buono di quelle persone e focalizzarsi su quell’aspetto valorizzandolo.

Laddove ci troviamo in situazioni ‘negative’ sforzarsi di trovarne il senso positivo, evolutivo.

Armonizzarci significa riconoscere che siamo parte di un tutto e che non possiamo fare nulla, davvero nulla con le nostre sole forze.

Significa riconoscere che ogni cosa che accade ha potenzialmente in sé stessa una piccola parte del puzzle che lo spirito sta costruendo (anche) attraverso di noi.

“Armonizzarsi…Significa riconoscere che ogni cosa che accade ha potenzialmente in sé stessa una piccola parte del puzzle che lo spirito sta costruendo (anche) attraverso di noi.”

E l’ideale, nella mia concezione, arriva ad essere l’esatto opposto del desiderio: laddove un desiderio è sempre dell’ego, sempre piccolo e ripiegato sui “miei” bisogni e le “mie necessità”, un ideale diventa la cura che espande la prospettiva dalle proprie piccole quattro mura ad un più largo orizzonte che includa tutti gli esseri che a noi sono collegati.

Per accedere a un ideale dobbiamo rinunciare a noi stessi e a tutto ciò in cui crediamo di avere bisogno, solo così possiamo uscire dall’isolamento energetico nel quale l’ego ci sottopone.

Possiamo così entrare in “rete” connettendoci con una fonte di potere più vasta, ma anche più imparziale, impersonale e imprevedibile di quello che possimo concepire.

Ecco perchè quando sorge un ideale contemporaneamente sorge anche una fede incrollabile in esso.

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