Ispirazione

Il segreto del successo di Louis C. K.

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Louis C. K.

Louis C. K. è uno stand-up comedian americano, un comico che basa i suoi spettacoli su monologhi pungenti e tematiche di tutti i tipi (prevalentemente fatti personali o di discussione pubblica).

Louis C. K. in un lampo è divenuto una celebrità, pur avendo raschiato il fondo per 15 anni. Come lui stesso ammette, cercò per anni di sbarcare il lunario tenendo spettacoli ovunque, anche in posti dove nessuno sapeva che sarebbe intervenuto (come i ristoranti cinesi).

Non era amato, né conosciuto, e continuò così finché ad un certo punto della sua vita si sentì distrutto da tutto il suo fallimento.

Gli capitò però di ascoltare un altro comico che spiegava la comicità in maniera seria. Era George Carlin, altro pilastro della comicità stand-up, ormai scomparso.

Nel momento in cui Louis si sentiva un perfetto fallito le parole di Carlin ebbero su di lui un effetto devastante, e proprio durante una serata-tributo a Carlin, tenutasi alla New York Public Library nel 2010, ha confessato tutto questo.

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George Carlin

Da lì in poi, qualcosa in lui iniziò a cambiare, modificando considerevolmente le sue abitudini, fino a trasformarlo in uno dei 100 migliori comici di tutti i tempi secondo Comedy Central.

Le parole di Carlin lo spinsero a guardare il suo problema faccia a faccia e ripensare il modo di fare le cose.

Fu sconvolgente inizialmente, e forse doloroso (perché cambiare radicalmente è doloroso), ma col tempo gli ha regalato un successo che tutti gli artisti nel suo ambiente desidererebbero. Ma cosa accadde esattamente?

Quali furono i concetti che lo colpirono?

Louis C. K. impiegò 15 anni a metter su uno spettacolino basato su battute e misere sciocchezze che lui stesso definisce “di m…a”. Carlin, invece, affermava che ogni anno buttava via il suo materiale e ricominciava da capo.

Si liberava di tutto ciò che gli aveva permesso di fare spettacoli per un intero anno e ricominciava a fare “ricerca” da zero, su ciò che lo divertiva e lo interessava di più.

Louis non credeva alle sue orecchie. Gli erano serviti 15 anni per creare una totale schifezza e avrebbe dovuto liberarsene di punto in bianco?

Inizialmente non si sentiva assolutamente a suo agio nel farlo. Come poteva staccarsi dalla sua zona di comfort in quel modo?

Eppure, a malincuore lo fece, forse perché troppo stanco di sentirsi una nullità: era stanco del dolore. Voleva provare a sé stesso di poter fare di più, di avere voglia di andare molto, molto più in là della sua mediocrità.

Un atto di coraggio, o di disperazione, perché a quel tempo era sposato e aveva difficoltà a mantenere le sue due bimbe piccole.

Hernàn Cortès per obbligare i suoi uomini a combattere contro i nativi e conquistare un territorio del centro America, distrusse, ad insaputa dei suoi sottoposti, tutte le navi per tornare in Europa. Li privò quindi dell’unica via di fuga e questo richiamò in loro tutte le loro energie. (Peccato che le usarono per scopi malvagi)

Fatto questo, si sentì in mezzo al deserto, spaventato, senza nemmeno una mappa per potersi orientare.

Iniziò a scavare dentro di sé, imparò letteralmente le basi (come creare una battuta), perché voleva fare il suo lavoro nel migliore dei modi, e perché non aveva via di fuga.

Si domandò allora cosa ci fosse di divertente nella sua vita, acquisì un punto di vista completamente differente e scrisse materiale.

Accentuò il suo punto di vista, dimenticandosi di compiacere gli altri. E più lavorava su sé stesso e cercava di imparare a costruire monologhi importanti più ci riusciva, e più aveva successo.

Cosa possiamo ricavare di utile da questa storia e da questo personaggio?

Innanzitutto che è vero che “non tutti i mali vengono per nuocere”. Anzi, spesso sono proprio l’occasione di passare a uno stadio più elevato di coscienza, di qualità della vita, non senza ovviamente del lavoro da fare (interiore soprattutto), del letame da spalare e di cose da imparare.

Nel suo sprofondare Louis C. K. continuava a domandarsi “cosa voglio veramente?” oppure “è tutta qui la vita? Io voglio di più!” (certo, possiamo solo immaginarlo cos’abbia pensato).

Potrebbe essersi detto che l’emozione di lanciarsi in qualcosa di completamente nuovo era molto meglio che rimanere nella sua mediocre immobilità. Sentiva, sapeva!, che poteva fare di più, anche solo provandoci.louis-c-k-panchina

“Quando l’allievo è pronto, il Maestro arriva.
– detto Buddhista.
Poi, nel momento del bisogno, cercò un mentore, un insegnamento, un maestro.

Era pronto, voleva sapere come arrivare alla Terra Promessa, voleva partire, voleva imparare dai Grandi!

Quando siamo così ben disposti ad imparare (con questa umiltà), quando abbiamo buttato via tutte le certezze e la sfrontatezza dell’orgoglio, che hanno solo costruito il nostro fallimento presente, ogni briciola di qualità ci permette enormi miglioramenti.

Basta un accenno di soluzione, un riferimento, un “leggi questo libro”, per poter iniziare un nuovo percorso.

Louis era pronto a cambiare, perché profondamente realista sul poco che aveva concluso in 15 anni di tentativi.

Non ha avuto paura di rimettersi in gioco, anzi doveva farlo, per il suo bene e di tutta la sua famiglia. Era profondamente responsabile della sua situazione e si concentrava solo sulla sua parte di contributo.

Non c’erano scuse, non c’erano colpevoli esterni. Era lui il mediocre, e solo lui che doveva prendersi e portarsi via da quello schifo. Così fece, e  così fa ogni anno, “bruciando le sue navi” e ricominciando da capo.

È tuttora un autore poliedrico, regista, attore, stand-up comedian di successo, che sa qual è il momento giusto di rinnovarsi e mettersi alla prova (ne è un esempio il suo nuovo lavoro con Steve Buscemi, “Horace and Pete”).

Ed il pubblico continua a premiarlo.

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