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Open. Viaggio nella vita di Andre Agassi

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Nel 2009 Andre Agassi pubblica questo «Open», la sua epopea autobiografica nel mondo del tennis, un libro scorrevolissimo di 500 pagine (ma che non le dimostra). Un libro che farà molto scalpore per una serie di motivi differenti, tra cui l’aver messo in luce il rapporto del campione con un padre che lo costringeva a giocare a tennis contro la sua volontà. Da noi esce nel 2011, pubblicato da Einaudi.

Mi è capitato solo recentemente di leggerlo, non essendo io appassionato di tennis quando l’ho iniziato (ma essendolo divenuto al termine del libro), e devo dire che ho imparato moltissime cose sul mondo di questo sport e sulla complicata vita di un particolarissimo campione di livello internazionale.

Un bambino allenato da un drago

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Andre Agassi a sette anni.

Inizia tutto con un bambino, che all’età di sette anni viene obbligato dal padre a giocare a tennis. L’uomo, un ruvido ex-pugile iraniano emigrato in America, è una mina carica sempre pronta ad esplodere che non perde occasioni per fare a botte con chiunque.

Terrorizzando il piccolo Andre, il padre lo costringe ad estenuanti allenamenti giornalieri nel campo da gioco che egli stesso ha costruito proprio dietro casa, così che il figlio non abbia alcuna scusa per fare altro.

Il piccolo Andre deve allenarsi con un oscuro macchinario assemblato dal padre. Simile ad un drago, sputa dall’alto raffiche di palline da tennis verso il povero e spaventato bambino. Il “Drago” non si ferma mai, tranne quando ci sono così tante palline da tennis in campo da non potersi più muovere.

Da subito inizia ad odiare il tennis. E  lo odierà sempre, finché, dopo aver vinto di tutto e in preda a enormi problemi fisici alla schiena, si ritira dal tennis professionista all’età di 36 anni.

Talento e ribellione

In questo libro c’è tutto il dolore e la difficoltà di un ragazzo fragile che vuole vivere in libertà. Sebbene sia dotato di un grandissimo talento vuole fare altro nella vita.

Da bambino vince tutto, vince sempre, così il padre, senza pensarci troppo, lo spedisce alla neonata accademia di Nick Bollettieri. Questo è un ex-militare che ha creato un innovativo campus per aspiranti tennisti professionisti, che vedrà nel tempo nascere stelle del calibro di Šarapova, le sorelle Williams, Pete Sampras, Boris Becker e ovviamente anche Agassi.

Nel campus ci sono regole molto rigide, così come gli orari degli allenamenti. Si dorme tutti in ampie camerate e la vita non è proprio una passeggiata.

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Andre passa perciò dalla vita familiare con un padre padrone a quella organizzata da un manager di stampo militare. E in accademia iniziano i suoi tentativi di ribellione e i suoi eccessi in fatto di abbigliamento. Per il suo modo stravagante di vestire e portare i capelli, John McEnroe un giorno lo definisce la rockstar del tennis.

Con Bollettieri ha diversi litigi finché non riescono ad accordarsi. Nick, infatti, capendo il valore di Agassi scende a patti con lui piuttosto che rischiare di perderlo per sempre. In questa continua lotta fra i due inizia a crescere un grande campione che sa quanto vale e quanto può pretendere.

Un campione fragile e frainteso

Durante tutto il libro vedi tutte le partite giocate da Agassi descritte con incredibile precisione, dalle azioni ai sentimenti vissuti dal protagonista, e nel libro si sottolinea spesso i numerosi scontri che ha con il mondo autoritario (il padre, i manager, i giornalisti).

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È un ribelle con un enorme fragilità interiore, e questo farà di lui uno dei giocatori più equivocati e attaccati della storia del tennis. La stampa sembra non capire mai la sua natura delicata e riservata: lo considererà sempre uno spaccone privo di rispetto.

Questo perché Agassi parla poco, e la stampa ha gioco facile coi suoi silenzi. Il rapporto doloroso con i giornalisti influirà non poco sulla sua vita.

Una gran parte di pubblico lo amerà sempre però. Le donne poi, impazziranno sempre per lui: bello, sensibile e vincente.

Compagni di viaggio

Nella sua tormentata esistenza umana e professionale, Andre sceglie di circondarsi di pochissime persone fidate. Ha una missione e sembra saperlo e come qualsiasi eroe ha bisogno di una squadra affidabile con cui partire per le sue battaglie sportive.

Crea col tempo uno staff che gli permette di costruirsi un luogo sicuro in cui crescere e magari rifugiarsi nei momenti più bui.

C’è il preparatore atletico, Gil Reyes, che all’occorrenza fa da guardia del corpo. Famosa è la sua magica ed efficace “pozione” per non far soffrire i crampi al giocatore (bibita a base di acqua ed elettroliti rimasta ancora oggi misteriosa).

C’è l’allenatore che crede ciecamente in lui ed ha nuove idee come si debba giocare a tennis in ambito professionistico, Brad Gilbert.

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Gil Reyes, Brad Gilbert, Perry Rogers e JP.

C’è l’amico di infanzia, Perry Rogers, che dopo averlo ascoltato a lungo nei momenti di crisi, riesce sempre a metter ordine nei pensieri ingarbugliati di Andre.

E c’è la sua guida spirituale, John Parenti detto JP, un pastore stravagante, che lo aiuta a ritrovare la pace interiore.

Un campione non nasce dal nulla

Agassi, vince moltissimo, ma paga caro questo successo (anche a livello fisico), allenandosi e giocando fino a distruggersi. Si è dovuto ricostruire più volte completamente come persona e come atleta, dandosi nuovi obiettivi e venendo a patti con problemi fisici e debolezze.

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La vittoria di Agassi a Wimbledon 1992.

Ha sempre odiato il tennis (dice lui), ma era la cosa che gli riusciva meglio: non riusciva proprio a smettere. Una passione così forte che, portata all’estremo come una vera e propria vocazione, lo ha quasi ridotto in pezzi più di una volta. Quid pro quo.

Nella quarta di copertina e nel libro stesso si legge infatti:

«Odio il tennis, con tutto il cuore, eppure continuo a giocare…perché non ho scelta. Per quanto voglia fermarmi non ci riesco. Continuo a implorarmi di smettere e continuo a giocare, e questo divario, tra ciò che voglio e ciò che effettivamente faccio mi appare l’essenza della mia vita…»

Ancora oggi, se lo si guarda giocare una partita amichevole, lo si può vedere correre con una certa rigidità: è la sua schiena malandata e dolorante, sottoposta a tonnellate di partite devastanti (e nei casi più gravi a sporadiche punture di cortisone).

Questo tennis è uno sport durissimo

Nel libro ho imparato come il tennis sia l’unico sport che si gioca veramente da soli. Sul campo da gioco sei solo, dentro la tua mente sei solo e tendi a parlarti ad alta voce, lontano dal tuo allenatore (che non può parlarti per l’intera partita) sei solo, e giochi immerso in una vera e propria arena, dove il pubblico in un istante potrebbe iniziare a tifarti contro. Essere circondati da centinaia di persone a cui non sei simpatico, non dev’essere una bella sensazione.

“Il tennis lo ha inventato il diavolo.”

─ Adriano Panatta

Sul campo guardi il tuo avversario e ti convinci che lui è la causa di tutto il tuo dolore: forse siete amici da quando hai 12 anni ma finché giochi lo odi e vorresti farlo fuori. Il tennis è anche una guerra di nervi e autostima.

Soffri i crampi ma devi resistere, sei scoraggiato ma devi farti forza, sei confuso ma devi ragionare su palle velocissime per costruire il tuo gioco. Ed è uno sport durissimo, considerando che una partita di alto livello può durare ore, magari sotto al sole (non a caso Agassi ammette che diverse partite le ha vinte perché il suo avversario aveva i crampi che lui stesso aveva cercato di provocargli. Andre aveva invece la pozione di Gil).

Preparsi a vincere e saper perdere

Non sto qui ad elencare quanti titoli ha vinto Agassi nella sua carriera: sono molti, veramente molti, anche in età avanzata di gioco, dove nessuno avrebbe scommesso su di lui. Nel libro ovviamente ci sono tutti.

Mi piace di più notare che nel testo, là dove moltissimi giocatori puntano molto sul servizio, Agassi è uno dei pochi che sa ricevere, abituato a intercettare le palle assassine del suo tanto odiato “Drago”. Mai spaventato dal servizio degli altri.

Nell’autobiografia emerge tutta la sua capacità di sfruttare i punti deboli di avversari dati per vincitori sicuri (magari più giovani, più freschi, ma molto più inesperti). Unico avversario imbattibile per Andre fu Pete Sampras, rimasto sempre per lui come la kryptonite per Superman.

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Agassi ti fa capire anche come sia importante lasciarsi scorrere di dosso certe (e molte) sconfitte dolorose . Lo impara a fare meglio soprattutto a fine carriera: dove non riesce ad arrivare (palle, partite, tornei), si ripete: “pazienza, pensiamo al prossimo step”.

In conclusione

Questa autobiografia sorprenderà molto, sia che il tennis piaccia o meno. Io stesso ho iniziato a capire di più questo sport ed ho imparato ad amarlo.

Ne sa qualcosa la mia compagna, istruttrice di tennis, che ho tempestato per mesi di domande tecnico-storiche su Agassi, il tennis e gli altri giocatori.

Lei tra l’altro ha vissuto e si è allenata nello stesso campus Bollettieri di Agassi, in Florida, molto dopo che Andre l’aveva lasciato. Lì, dove la fama del campione è ancora vivissima, è riuscita a vedere anche la racchetta di Andre appesa e osservata come una reliquia!

È uno dei pochi libri che nella mia vita sono riuscito a leggere in pochi giorni. Le pagine, che mi hanno completamente rapito divorando il mio tempo, sono scritte in maniera efficace (in fondo al libro capirete perché), con uno stile pulito e scorrevole.

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Steffi Graff, moglie di Andre Agassi

Una narrazione che, sfuttando sempre il tempo presente dei verbi, ti fa immedesimare nelle vicende di Agassi: ti sembra di essere con Andre, dentro la sua testa, nel suo cuore.

Soffri con lui i dolori alla schiena, speri con lui che la palla cada dentro, ragioni con lui su come spiazzare l’avversario, vinci con lui in maniera insperata. Un vero viaggio nel mondo di un campione del tennis.

Un aspetto che, tra gli altri, mi ha davvero emozionato, è stato il suo rapporto con Steffi Graff, l’amore della sua vita. Un amore che nasce in alcune pagine del libro come una semplice ammirazione per una giocatrice che tutti consideravano una dea.

Steffi Graff veniva considerata un’elegantissima, impeccabile ed imbattibile giocatrice di tennis, mentre Andre era considerato un tennista un po’ punk che combinava disastri.

Andre farà di tutto per poter avere anche una sola chance con lei (esilarante l’aneddoto della prima partitella di riscaldamento che Andre organizza “casualmente” per parlare con lei).

Non ti dico come va a finire ma dev’essere vero quel detto che certi opposti

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