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Sviluppo Interiore

Gli 8 ostacoli più ignorati alla realizzazione dei nostri desideri

Il desiderio di realizzare qualcosa sembra essere alla base della vita, dell’evoluzione e del senso di libertà e soddisfazione degli esseri umani.

Se non potessimo sentirci liberi di cambiare le cose, ci sentiremmo privati della capacità di esprimere le nostre più intime e grandiose potenzialità.

Sapere di poter realizzare qualcosa alimenta in parte la forza stessa dei nostri desideri e la speranza di poter migliorare le nostre vite.

Se ne abbiamo così bisogno ed è così importante, perché allora spesso non riusciamo a realizzare ciò che vogliamo?

I motivi potrebbero essere diversi. Vediamoli insieme.

1. Difficoltà date dall’ambiente, ovvero “siamo immersi in qualcosa che può ostacolarci fortemente”

Molta letteratura motivazionale arrivata dai Paesi anglosassoni ci ha convinto, e ci convince tuttora, che se lavoriamo duramente otterremo ciò che ci meritiamo.

Il concetto quindi è: “possiamo cambiare la nostra condizione e realizzare i nostri desideri se ci impegnamo a fondo perché tutto è nelle nostre mani.”

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Spinti da questa convinzione, se falliamo, ci sentiamo profondamente in colpa e arrabbiati con noi stessi per non aver fatto abbastanza, mentre in realtà faremmo meglio a riflettere su (e rimettere in discussione) le premesse stesse.

…la stessa cosa viene detta in maniera diversa da correnti spiritual-NewAge che affermano “se sei in pace, compassionevole, senza paura” e una serie infinita di “se…” allora potrai accedere alle tue ricompense.

Nei Paesi anglosassoni da cui queste teorie arrivano, esiste un valore chiamato “merito”, che fra gli altri lega quelle società (e perciò quegli individui). Merito morale, umano e professionale.

In Italia esiste il merito? O troviamo che per fare anche un piccolissimo passo in avanti, da soli e senza aiuti, dobbiamo acccedere a risorse e comportamenti non esattamente “edificanti”?

Gli onesti, i buoni e i talentuosi sono premiati, possono realizzare il loro potenziale? Le persone capaci e di valore vengono aiutate a salire di livello? Lascio a voi le considerazioni in merito.

Io chiamo ambiente/organismo la società in cui viviamo.

Dobbiamo prendere atto che, se non vengono offerte vie potenziali, ricompense adeguate e aiuti ai meritevoli, ben presto il tessuto culturale, sociale, morale e professionale si sgretola a favore di pratiche (e credenze) via via meno “sane”, e lasciando spazio a sfiducia, decadenza, e atteggiamenti rinunciatari.

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Senza dilungarmi troppo su questo argomento è quindi sempre utile prendere in considerazione con quale ambiente abbiamo a che fare.

Questo perché vendere ghiaccioli al Polo Nord sarà sempre più difficoltoso di venderli ai tropici. Inutile prendersi in giro e inventarsi macchinazioni complicate.

Oltretutto le risorse iniziali di ciascuno determinano la facilità di riuscita di un determinato progetto.

Mi riferisco a denaro, titoli di studio, intelligenza, rete di conoscenze e rapporti familiari. Tutte cose che possono facilitare la realizzazione di un sogno.

La realtà quindi ha una sua certa forza, inutile dire che “noi siamo più forti di qualsiasi altra cosa e tutto dipende dalla nostra volontà”.

2. Non lo vogliamo abbastanza, ovvero “preferiamo la vita facile come viene”

Dopo quello detto al punto 1. torno però sul discorso “impegno” che non è mai da sottovalutare.

Nessuno ha realizzato grandi cose nella sua vita senza essersi impegnato e messo alla prova.

Impegnarsi non solo lavorando duramente (su di sè, come contributo alla società, professionalmente) ma anche imparando tanto, trasformandosi, e soprattutto sacrificando cose.

Possiamo infatti:

  • rinunciare a sprecare tempo, rinunciare alla pigrizia e alle facili comodità, sporcarci abbondantemente le mani e…
  • scegliere consapevolmente come investire risorse come tempo, energia, soldi, e quant’altro.

Se prendiamo l’esempio del rinunciare a uscire con gli amici la sera per tot di tempo mentre realizziamo qualcosa, ci accorgiamo che non è facile sotto molti punti di vista. Non è qualcosa così compresa ed apprezzata nella nostra società.

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Rinunceremmo a qualche anno di perdite di tempo e perdite di risorse (feste, uscite, serate) per realizzare il nostro sogno, i nostri desideri?

Se la risposta è “no” allora probabilmente, quella cosa, non la vogliamo abbastanza né veramente.

3. Stiamo cercando di realizzare obiettivi o desideri che non sono davvero nostri, ovvero “dobbiamo ottenere qualcosa perché qualcuno dice che è importante”

Prendiamone atto: il livello di influenza esterno su di noi è sempre molto alto e, sì, molto efficace.

Dalla famiglia, alla società, al marketing, tutti hanno grandi aspettative e progetti su ciò che dobbiamo fare ed essere.

“Dalla famiglia, alla società, al marketing, tutti hanno grandi aspettative e progetti su ciò che dobbiamo fare ed essere.”

Ci possiamo facilmente ritrovare trascinati in vite non nostre, ruoli che non ci appartengono, e anche desiderare di diventare o essere chi non siamo.

Il punto è che i nostri veri talenti e il nostro ruolo su questo pianeta, non dovrebbero mai essere determinati dalle aspettative che gli altri hanno su di noi.

Sarebbe meglio ricordare o scoprire le nostre potenzialità, rinunciando al timore di deludere qualcuno, sentirci sbagliati o di poter essere abbandonati.

È la paura che ci rende schiavi di percorsi che non ci appartengono (abitudini, attività, obiettivi, prospettive).

Quello che di solito pensiamo è: “se io cambio (cioè realizzerò questa cosa) quella persona (o quel gruppo di persone) soffrirà, non mi approverà, mi combatterà, mi ferirà, mi isolerà.”

A volte per poter realizzare qualcosa di veramente importante bisogna avere il coraggio di affrontare situazioni e sensazioni come queste.

“È la paura che ci rende schiavi di percorsi che non ci appartengono”

Inoltre, qualcosa che appartiene al nostro vero percorso è qualcosa che ci potenzia, anche nei momenti bui.

Per capire velocemente se qualcosa appartiene al nostro percorso interiore dobbiamo notare se, di fronte ai fallimenti, ci sentiamo motivati a trovare una soluzione o ci sentiamo frustrati.

Esattamente, se qualcosa si connette ai nostri veri talenti e potenzialità non ci stanca, non ci esaurisce, non ci abbatte, ma ci tiene fortemente ispirati e motivati a fare di più e meglio.

4. Non siamo suffcientemente stanchi delle condizioni in cui ci troviamo, ovvero “non abbiamo sofferto abbastanza”

Questo concetto si allaccia perfettamente ai precedenti. Quando non abbiamo sofferto abbastanza ci rimaniamo immersi dentro, trasportati dalla corrente.

La sofferenza, e la sua stessa consapevolezza, sono un’ottima spinta per motivarci a generare un forte cambiamento nella nostra vita.

Ciascuno di noi sarà felicemente portato a tentare una strada se ha assaporato cosa si prova a non imboccarla per troppo tempo.

Questa è una cosa che riscontro spesso nelle persone: si adattano alla loro condizione, arrivando a sentircisi comodi, finché lasciare il vecchio approdo diventa troppo difficile e rischioso.

Insomma: ci si sente più sicuri in un luogo scomodo ma conosciuto che intraprendere un viaggio in un luogo del tutto ignoto.

5. Non è una vera e propria chiamata ma un obiettivo esclusivamente personale, ovvero “è di moda puntare a quella cosa e lo facciamo solo per il nostro tornaconto”

Questo accade per desideri o obiettivi particolarmente grandi, importanti, che coinvolgono una enorme fetta della nostra vita e che per realizzarsi hanno bisogno del riscontro di molte altre persone.

Come dicevo prima, se non troviamo il giusto riscontro dopo parecchi tentativi, e ci sentiamo partiolarmente frustrati; anche questo potrebbe mostrarci che non siamo sulla nostra strada.

Una vera chiamata è inevitabile, ispiratrice, ci chiede il 300% delle nostra abilità ma non sembra demotivarci mai.

Chi potrebbe mai soppportare sconfitte, delusioni, umiliazioni, per mesi e anni, se non fosse sufficentemente ispirato da qualcosa di più grande di sè stesso e che lo ripaghi e lo rigeneri oltemisura per i suoi sforzi (ricordo il discorso sull’ideale nella serie di articoli di Andrea Panatta)?

Definendo “oscuro” un beneficio strettamente egoistico, ristretto e vuoto (come fama, soldi e potere), dovremmo capire che questo tipo di obiettivi fanno capo a dinamiche che a lungo andare prosciugano le persone (cioè, vuoi vivere per far soldi, sfruttare tutto e tutti, comportarti male? C’è un grossissimo prezzo da pagare in termini di felicità, salute, soddisfazione.)

Imitare o voler “essere o fare come qualcun altro” non è una vera chiamata.

Ci stiamo concentrando nell’ottenere gli stessi risultati, mentre dovremmo puntare a contribuire.

Scegliamo cioè il percorso e le scelte fatte da altri senza aggiungerci nulla di personale (fatica, creatività, elaborazione).

Anche qui perché siamo interessati a risultati egoistici e limitati (quindi non a portare un contributo di valore nella vita degli altri).

6. Non stiamo imparando a sufficienza dai fallimenti e dalle difficoltà, ovvero “non vogliamo metterci in gioco sul serio”

Se siamo abbastanza connessi col nostro desiderio, ogni fallimento ci offre spunti per imparare.

Imparare a fare meglio è la strada per volare alto, per essere fortemente ispirati da architetture divine (cioè ipoteticamente perfette e votate al bene comune).

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Se fosse facile realizzare qualcosa di grandioso, non esisterebbe il concetto di grandioso.

E così, per realizzare qualcosa di molto importante, conta anche sapersi trasformare, saper rinunciare e sacrificare i nostri vecchi “io”.

“…per realizzare qualcosa di molto importante, conta anche sapersi trasformare, saper rinunciare e sacrificare i nostri vecchi “io”.

Nel mondo del fitness tutti sanno che solo sollevando pesi via via più maggiori possiamo incrementare le nostre capacità e crescere. Così è la vita.

Poi ovviamente c’è chi si accontenta di rimanere dov’è, pigro e lamentoso, ma questo articolo non sta certamente parlando a loro che si sono già arresi prima ancora di aver messo piede sul terreno di gioco della vita.

7. Ci stiamo concentrando troppo sul “cosa” e poco sul “come”, ovvero “se lo voglio lo otterrò semplicemente volendolo”

È abbastanza inutile sapere cosa vogliamo ma non sapere come arrivarci.

Anche se le correnti spirituali moderne ci hanno detto “se lo vuoi veramente, lo otterrai” (richiamando un concetto espresso da Gesù nei Vangeli), senza mai far riferimento al processo, in realtà subito dopo aver espresso un desiderio importante, bisognerebbe concentrarsi sul percorso che porta alla sua realizzazione.

Opione mia? Sicuramente. Ma finora mi sembra che la Legge dell’Attrazione non abbia funzionato granché (magari perché non esiste).

Come già raccontato in un altro articolo, ovunque ci viene mostrato un risultato ottenuto ma raramente il processo che ha portato a quel risultato. 

Inconsciamente ci convincono che il processo non ha importanza (così forse non ci proviamo neppure?).

Non vediamo mai la progettazione, i dubbi, i ragionamenti, le prove, le sconfitte, l’apprendimento di nuovi modi di fare le cose, l’integrazione di metodologie differenti (e quindi la stessa apertura mentale a sperimentare cose nuove).

Non vediamo chi fallisce e si rialza, non vediamo nulla di ciò che realmente appartiene ad un percorso tosto, tortuoso, di fatica, trasformazione e contributo all’umanità.

Vediamo solo la parte più vuota: gli applausi, la fama, il denaro ottenuto e lo scambiamo ingenuamente per lo scopo finale.

Per di più contiamo più sui colpi di fortuna che su un reale lavoro. La fortuna, come già visto in un altro articolo, è favorita da alcune buone abitudini e non dal caso.

8. Mettiamo in atto l’autosabotaggio: paura di fallire o del successo, ovvero “non me lo merito o non devo raggiungerlo”

Ci sono molti modi e molti motivi per autosabotarsi. In pratica mettiamo in atto alcune dinamiche comportamentali per il timore di “ciò che potrebbe arrivare se solo realizzassimo questo o quel desiderio”.

Litighiamo con questa o quella persona chiave, sprechiamo occasioni, arriviamo tardi a un appuntamento decisivo, disfiamo progetti validi prima di aver cominciato, o prima di quell’ultimo passo decisivo per “tagliare il traguardo”.

autosabotaggio

Qualcuno pensa di non meritare di essere felice e soddisfatto. Ha paura che sconvolgerà la sua vita o la vita di qualcun altro a cui si sente legato.

Di solito i motivi per autosabotarsi risiedono nella convinzione che:

Inconsciamente sappiamo che non è la nostra strada e cerchiamo di fallire volutamente per costringerci a cambiare percorso. Mancando di consapevolezza, coraggio o di energie per rompere certe catene, percorriamo strade che non ci appartengono (come detto in precedenza). Nell’impossibilità di rompere le catene che pensiamo ci costringano in una determinata direzione speriamo nel fallimento come ostacolo definitivo ai nostri tentativi.

Pensiamo di non meritare di riuscire in qualcosa (o ottenerlo) perché da piccoli abbiamo ricevuto un imprinting negativo (ne parla bene Robert Kiyosaki nel suo “Padre ricco, padre povero”). Genitori che non ci sostengono e non ci aiutano nel costruire la nostra autostima (o consapevolezza del nostro potere interiore) si trasformano spesso da grandi in amicizie o relazioni (anche lavorative) che ci tolgono potere personale, fiducia in noi stessi, speranza, ispirazione

Il successo stravolgerebbe qualcosa nelle nostre vite e ci costringerebbe ad adattarci a nuove situazioni che non vogliamo o non ci sentiamo in grado di sostenere. Di solito sono paure infondate o che partono da convinzioni non sane (dover compiacere qualcuno o non volerlo deludere, ecc.). Un timore del “dopo”, quindi.

E ci sabotiamo per le nostre stesse convinzioni di poter fare o non fare qualcosa. Le credenze sulle nostre capacità e limitazioni determinano qualità e forza delle nostre azioni. Famoso è il fatto che certi record nell’atletica vengano battuti molto facilmente dopo che uno solo li abbia superati (cioè passa la convinzione che “si può fare”).

Concludendo

Queste a tutt’oggi le considero le principali cause degli insuccessi a cui assisto o ho assistito (e che spesso ho vissuto in prima persona).

Prova a riflettere su ciò che realmente vuoi e hai cercato di realizzare e indaga se qualcuna di queste dinamiche si adatta al caso tuo.

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