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Il Senso della Vita

Perché Fare Una Scelta Consapevole È Il Vero Segreto [Il Senso della Vita – 3]

Se non li hai ancora letti…

Che senso ha la vita? [Il Senso della Vita – 1]

Alla scoperta del senso della vita [Il Senso della Vita – 2]


È una corsa. Un’incredibile corsa a ostacoli in cui tutti desideriamo tremendamente essere finalmente felici. Una volta per tutte.

Siamo convinti che essere felici avvenga in un determinato giorno della nostra vita, dopo innumerevoli sforzi:

“Se lavorerò abbastanza un giorno potrò goderne dei frutti, sentirmi in pace, sentirmi soddisfatto, pieno, tranquillo.”

L’ho detto spesso: un modo di pensare di questo tipo ci viene ripetuto in continuazione nella nostra società e scivola dentro le nostre vite, giorno per giorno, fino a convincerci che sia vero. Perciò è normale esserne convinti, ma non ci fa comunque bene, e sapete perché? Perché quando pensiamo che la felicità “un giorno arriverà“, non arriverà mai.

È la scoperta di questo talentuoso americano: Shawn Achor. Ricercatore americano creatore della Psicologia Positiva, e considerato uno dei massimi esperti della connessione felicità-successo. Con innumerevoli e approfonditi studi, ha determinato che la felicità non arriva con il successo (o subito dopo). In parole semplici:

il successo non è causa della felicità ma la felicità è causa del successo.

Esattamente l’opposto di ciò che ci viene trasmesso continuamente dalla nostra cultura. Lo spiega chiaramente nel suo bestsellerIl vantaggio della felicità” – Ed. Scuola di Palo Alto. Quindi solo se si è felici, soddisfatti, in risonanza con l’universo, allora si può arrivare al successo. È la felicità che attiva le nostre migliori capacità e aumenta le possibilità di realizzare sogni ed obiettivi.shawn achor - il vantaggio della felicità

Ma per saper come essere felici dobbiamo prima scoprire il senso della nostra esistenza.

Conoscere il perché del viaggio

Quando una persona non sa perché deve fare qualcosa ha più probabilità di farla male, svogliatamente, di arrendersi e di non preoccuparsi di migliorare nel farla. Questo accade perché l’essere umano esprime le sue migliori potenzialità quando si sente pienamente coinvolto da un progetto: quando ne è motivato.


Leggi l’articolo su come trovare la motivazione giusta


Immagina la differenza di coinvolgimento emotivo, intellettuale e spirituale, che può esserci in chi deve fare un viaggio e sa dove sta andando, e sa cosa rappresenta quel viaggio in un disegno più ampio che riguarda più persone.

Mettilo a confronto con un’altra persona che invece ha l’ordine secco di percorrere un tragitto da un punto A a un punto B, e a cui non vengono fornite altre informazioni. Chi dei due sarà più intensamente coinvolto dal viaggio? Chi dei due farà di tutto per percorrerlo al meglio? Chi dei due si sentirà più in armonia con la meta?

Colui che non conosce il perché di un progetto/percorso/impresa tenderà a fare il minimo sforzo sufficiente affinché non ne subisca conseguenze. Ciò che deve fare non gli appartiene a livello emotivo, e non lo riguarda a sufficienza da fargli tirar fuori il meglio di sé. E in minima parte investirà le sue risorse. Non parteciperà attivamente. Non sarà tenace. Non cercherà soluzioni alternative. Andrà dritto da A a B senza cuore.

Conoscere il perché del viaggio della vita scatena in noi risorse che altrimenti rimarrebbero nell’oscurità.

Risonanza o potere

Come spiegato chiaramente da Emilio del Giudice, fisico teorico e divulgatore delle implicazioni sociali delle leggi quantistiche, o si vive secondo leggi naturali (di risonanza e armonia) o per le leggi di potere (economia, competizione, prevaricazione).

In genere, la società si aspetta che ciascuno di noi viva secondo competizione, sia perché è uno dei suoi valori fondanti, sia perché altrimenti gli individui tenderebbero ad essere molto più soddisfatti delle loro esistenze e fallirebbero nel loro ruolo di acquirenti. Ma comunque ha pronti numerosissimi percorsi per rimanere su questo sentiero.

Per vivere in armonia, però, bisogna cercare di conoscere la realtà, comprenderla ed accettarla in maniera compassionevole, conoscere le proprie capacità ed impiegarle in uno scopo nobile. Nobile perché ispirato da un valore più alto dei singoli interessi, che ha come scopo il bene comune, il miglioramento delle condizioni di tutti gli esseri viventi. Tutto questo sottintende perciò un percorso volontario e coraggioso: tentato da pochissimi, in gran parte si svolge su un terreni inesplorati, e dove i maestri sono molto pochi (viventi quasi assenti).

La scelta

A fronte di tutto ciò, ho già parlato approfonditamente nei precedenti articoli di questa serie, di quali siano gli scopi “preconfezionati” dalle religioni o da certe correnti filosofiche. Uno solo scopo per tutti, in cui non è importante la scoperta e il contributo personale ma l’adeguamento alle aspettative della comunità.

Rimane quindi almeno un’altra opzione, quella che preferisco e vorrei che tutti abbracciassero: la scelta consapevole di uno scopo superiore, uno scopo nobile. Qualcosa che unisca le nostre potenzialità più elevate alla realizzazione del bene comune per costruire armonia, benessere, felicità.

Osservando chi non segue questo principio, non possiamo non pensare che sia questo lo scopo di ognuno di noi. Guardiamo chi vuol esser ricco, o famoso, o potente per scopi personali: tutti quelli che cercano il potere (che è sempre a scopi egoistici perché si fonda sulla prevaricazione, sulla competizione) finiscono per esserne corrosi.

Moltissimi personaggi famosi sono depressi e infelici, abusano di droghe e alcol, tentano il suicidio, anche se davanti a un selfie hanno sempre qualche bel sorriso messo da parte.

Il potere è il lato oscuro della forza, che può solo distruggere e consumare chi ne fa uso. La ricerca dell’armonia e del benessere di tutti gli esseri viventi invece è risuonare in armonia con l’universo, un po’ come i Na’vi di Avatar.

Si raggiunge la felicità e si realizza lo scopo della propria vita solo quando si sceglie consapevolmente di partecipare al bene dell’universo impegnandosi a contribuire con il meglio di sé. Chi non lo fa si lascia corrodere da obiettivi distruttivi e tossici basati su dinamiche di potere.

Come dice Lev N. Tolstoj:

“L’unico scopo della vita è servire l’umanità.”

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