smartphone-social-notiche-ci-stanno-rubando-la-vita-reale
Conoscenza Sviluppo Interiore

Smartphone, Social E Notifiche Ci Stanno Rubando La Vita Reale

ÈÈ già diversi anni che nel mondo si parla di “nomofobia”, ovvero della paura di non essere connessi online. Il termine nasce da una contrazione di parole inglesi: “no-mo-bile” e può riguardare persone con disturbi anche gravi quando si trovano a non avere connessione internet o lo smartphone scarico.

Nomofobia s. f. (iron.) Il terrore di rimanere privi del telefonino. ◆ “Telefonino dimenticato. Esplode la nomofobia [testo] E ora c’è anche la nomofobia. È questo il nome – dove «nomo» è l’abbreviazione di «no mobile» – che ricercatori britannici hanno dato al terrore di non essere raggiungibile al cellulare. La ricerca, commissionata a YouGov dal dipartimento per la telefonia delle Poste, ha concluso che soffrono di nomofobia il 53% degli utenti di telefonia cellulare del Regno Unito. Secondo il sondaggio, questa sindrome colpisce più gli uomini (58%) che le donne (48%).”(Repubblica, 1° aprile 2008, p. 25, Cronaca). – fonte Treccani

Ora, anche se nessuno di noi si sognerebbe mai di definirsi “malato di smartphone o di social”, osservandoci un po’ meglio con un certo distacco, potremmo scoprire cose molto interessanti.

Hai fatto caso quando, durante la giornata, ci capitano quei momenti di pausa in cui dobbiamo aspettare? Mentre siamo in metropolitana, alla fila alle poste, o in pizzeria per portar via il nostro ordine e sentiamo subito il bisogno di metter mano allo smartphone e controllare le notifiche? Succede anche a te? È come se fossimo spaventati dai momenti di vuoto, come se non fossimo più capaci di stare da soli, per conto nostro, con noi stessi.

C’è un preciso momento, in quelle pause involontarie, in cui sentiamo il tempo dilatarsi, aprirsi e fermarsi e ci spaventiamo. Così corriamo ad aprire qualche applicazione, di solito un social che scorriamo freneticamente.

Questo tipo di abitudine rappresenta né più e né meno una forma di dipendenza. Estremizzata diventa sicuramente una forma di “nomofobia”, ma diluita rappresenta una delle abitudini più tossiche dell’era digitale. Tossica perché ci allontana molto dalla possibilità di essere felici senza che ce ne rendiamo conto (più avanti ti spiego perché).

Vediamo insieme alcuni aspetti interessanti dell’uso ed eccessiva esposizione a social, app e notifiche.

Il continuo bisogno di essere impegnati in qualcosa

Il non saper più stare senza qualcosa da fare riflette in che modo siano cambiate le nostre abitudini. E parliamo di abitudini che giorno per giorno, ci allontanano dalla realtà.

esperimento-pavlov-riflesso-condizionato

Sui social e tramite app riceviamo raffiche di notifiche in continuazione: Facebook, Messenger, Whatsapp, email. Lo smartphone vibra e squilla, come un campanello di Pavlov, e sentiamo accendersi qualcosa dentro di noi, qualcosa che ci dice di correre a controllare cosa sta accadendo online.

Spesso, sfogliando i social, si rimane letteralmente incastrati dal flusso di post, immagini e video (Facebook ha attivato da poco l’audio in automatico sui video, non a caso). Tutto questo ci distoglie completamente dalle cose importanti, facendo volare via tempo prezioso.


Del Tempo e della sua importanza ho parlato qui


Viviamo quindi in uno stato di coscienza alterata, continuamente allarmata e artificiale (poiché ben lontana dalla realtà), in cui vogliamo sentirci sempre “connessi”, sempre raggiungibili, a qualunque ora e in qualunque momento. Dentro di noi si è annidato e sviluppato il bisogno deteriorante di non sentirci mai isolati.

Con un po’ di distacco (e dopo un bel detox-digitale apparirà evidente), non accade nulla “là fuori” (sul web) che richieda la nostra costante attenzione. Di tutto ciò che si parla (di solito tragedie, gossip, novità) ben poco riguarda direttamente le nostre vite.

Eppure ci sentiamo coinvolti da questo flusso, da questa rete di connessioni con perfetti estranei con cui ci ritroviamo anche a litigare aspramente, da queste app che squillano continuamente.

È lo stesso identico modo in cui funziona il marketing più aggressivo e il motivo per cui “facciamo lavori che odiamo, per comprare cazzate che non ci servono per impressionare persone che non ci piacciono” (cit.)

Uno scambio inconsapevole e molto pericoloso

Acceso lo smartphone e installate quelle 4-5 app, social o meno, perdiamo la nostra possibilità di respirare la quiete e calmare la mente, di riflettere profondamente sulle cose per fare scelte migliori, di avere rapporti reali “face to face”. La nostra mente, per lavorare al meglio, non può essere interrotta da ciò che sta facendo ogni 5 minuti. Ogni interruzione corrisponde a uno strappo. Alla decima interruzione la nostra mente va in stallo e sragiona. Interrotta così frequentemente, perde la capacità anche di concentrarsi e di entrare nello stato chiamato “flow” (una delle cose che mi ha ispirato il nome di questo blog).

Per una dipendenza tossica acquisita, barattiamo la nostra possibilità di sperimentare la calma, la profondità di pensiero e la concentrazione per la sensazione di essere dentro qualcosa in movimento.

Per sapere quanto siamo dipendenti da social, app e notifiche, si possono fare due esperimenti. Il primo ci fa capire quanto i nostri smartphone contengano parti importanti delle nostre stesse vite.

Si fa così: stando in un gruppo di almeno 3-4 persone (meglio se poco conosciuti), ciascuno si impegna a: 1) sbloccare lo smartphone, 2) passarlo a quello che gli sta di fianco ricevendo quello di chi gli sta accanto, 3) sfogliare fra le app dello smartphone che ci hanno passato 4) la fase più importante: osservare le proprie sensazioni mentre quella persona sfoglia le nostre cose.

Il secondo esperimento lo possiamo fa da soli. Proviamo a mettere lo smartphone in modalità “offline” (alcuni lo chiamano “modalità aereo”), e facciamo partire un timer di 30 minuti, cercando di non fare assolutamente nulla. Vedremo come la mente, abituata a farsi bombardare da notifiche o contenuti nuovi, cercherà di ribellarsi per aprire qualche app.

Perché condividiamo la nostra vita con perfetti estranei?

Vorrei fare qui ulteriori considerazioni sul mondo e sull’uso dei social. Quello che mi preme è presentare un quadro della situazione e del funzionamento di certe dinamiche tossiche, affinché ciascuno possa capire se siano presenti nella propria vita ed eventualmente liberarsene.

Detto questo, confesso che mi colpisce sempre notare come certe persone usino i social per raccontare a una platea di contatti (il 90% dei quali saranno perfetti sconosciuti) che cosa fanno o faranno, come si sentono, cosa gli è capitato. Generalmente allegano a queste confessioni anche delle foto (selfie, cibo, serate, drink, acquisti e creazioni più o meno banali).

I messaggi di fondo di solito oscillano fra il: “vero che sono in gamba? / Non mi farò più ferire dagli altri (uomini o amicizie)! Cambio vita! / Sono proprio felice / Mi sto divertendo / Sono sexy e accattivante”.

I post, visti sotto questo messaggio profondo e sottinteso, sembrano richiedere attenzione, approvazione, inclusione (cioè sembrano chiedere “parlate di me, guardate cosa so fare, e ditemi che mi apprezzate”).

Se ci pensiamo un po’ su, la cosa risulta irragionevole, visto che, quando ci stiamo veramente divertendo, non corriamo a tirar fuori lo smartphone per scattare una foto, condividerla e aspettare qualche “like” per aumentare la nostra autostima. Ci dimentichiamo anche che esista.

Ecco che l’uso dei social diventa uno strumento subdolo di connessione per sentirci importanti e richiedere valore. La realtà è che avremmo bisogno di cose molto più reali per farci star bene, come qualcuno con cui confidarci di persona, non che commenti le foto del nostro apericena.

Online c’è un mondo artificiale

Le amicizie online, salvo rarissimi casi, impoveriscono le nostre anime perché sono l’ipersemplificazione di cosa può esserci nel reale. Un po’ come la differenza che passa fra lo spruzzare un deodorante all’aroma di pesca e mangiare una pesca vera. Nessuno di noi prende dei film come un mondo dove vivere, giusto? Allo stesso modo dovremmo considerare il mondo online, digitale, come irreale sotto il profilo umano.

Tutto questo ci dice? Che è diffusissimo il senso di solitudine e il bisogno di sentirsi importanti.

Questo spostare “la vita” su un qualcosa di bidimensionale, irreale, artificiale, su uno schermo che ci incolla con colori, immagini e suoni, come può essere un social, ci fa entrare in un lento stato di catatonia. E affidargli addirittura il compito di stabilire se abbiamo o no delle qualità, di fatto toglie valore e potere personale nella vita reale.

E vista la difficoltà di vivere bene nella realtà, i social diventano il luogo ideale di fuga, al pari di videogiochi e droghe. E tutto quello che accade online non sposterà di una virgola i nostri problemi, i nostri bisogni insoddisfatti, anche se riceveremo 10-100 o 1.000 like: il problema che ha generato quel bisogno di attenzioni è ancora vivo dentro di noi. L’illusione che ricevendo “like” e notifiche varie, possa migliorare qualcosa nelle nostre vite è una dinamica dolorosa e logorante che ci spegne ancora di più.

Cosa possiamo fare per disintossicarci?

Cosa da fare nel pratico per limitare la tossicità di notifiche e social? Innanzitutto disattivare quante più notifiche possiamo. Io l’ho fatto con Facebook, email e altro, e devo dire che mi ha aiutato ad essere molto più produttivo.

Poi ci si può esercitare progressivamente scollegandoci dal bisogno di social o di app, stando un tot di tempo senza di esse. Si possono prevedere momenti precisi della giornata in cui accedere ai social (ad esempio max 2 in un giorno), e utilizzare un determinato tempo (30 minuti a sessioni sono più che sufficienti).

digital-detox

La sera, invece di andare su Facebook o Instagram possiamo leggere un libro o scrivere cosa ci è accaduto durante la giornata o telefonare a un amico/a. Il che migliorerà di gran lunga anche il sonno.

Un esperimento che ho provato personalmente ed ha funzionato alla grande è stato quello, durante una cena, in cui ho raccolto tutti gli smartphone degli invitati in una scatola. Chi avesse toccato il telefono per primo avrebbe dovuto lavare i piatti. Dopo qualche minuto di esitazione, tutti si sono dimenticati degli smartphone. La serata è risultata molto intensa e divertente.

Un’altra soluzione è fare delle scampagnate in mezzo alla natura, cosa che già di per sé aiuterà a non concentrarsi su notifiche e app.


Sai cosa fanno le persone serene prima di andare a dormire? Leggilo qui


A conti fatti, dopo anni di social, app e smartphone siamo diventati molto meno capaci di stare da soli, di riflettere e rielaborare sulle esperienze serenamente, e di frequentarci dal vivo.

Incontrarsi e parlare di tutto, come facevamo tranquillamente da adolescenti, e il saper stare bene con noi stessi, sono cose che dovremmo rimparare a fare per riscoprire la ricchezza di uno scambio di sensazioni genuine nel mondo reale. Abitudini che dovremmo imparare a ripristinare se vogliamo ancora avere una vita equilibrata, luminosa e soddisfacente.

Qualche testo da leggere per iniziare a riequilibrare la propria vita

1 – Digital Detox. Focus & produttività per il manager nell’era delle distrazioni digitali – di Alessio Carciofi (2017)

Digital Detox. Focus & produttività per il manager nell'era delle distrazioni digitali

Alessio Carciofi, speaker in numerosi eventi, è consulente e formatore per importanti aziende italiane sui temi del digital marketing. Attraverso i suoi studi e ricerche è divenuto il punto di riferimento sul panorama italiano del digital detox, eleborando il metodo digital felix per aiutare le aziende e le persone nel percorso di benessere digitale. Testo consigliatissimo!

Leggi ora “Digital Detox”

 

2 – The Power of Off: The Mindful Way to Stay Sane in a Virtual World  – di Nancy Colier (2016)

The-Power-of-Off

Nancy Colier è psicoterapista, autrice e public speaker. Ha studiato a lungo la spiritualità orientale, e tiene corsi di mindfulness, meditazione e consapevolezza non-duale. Attraverso questo manuale offre un percorso per ristabilire equilibrio nella propria vita, rimparando il valore e il giusto ruolo della tecnologia che ci circonda ogni giorno. Il suo scopo è farci capire ciò che veramente è importante e con cui rimanere costantemente in contatto.

Leggi ora “The Power of Off”

 

Cosa ne pensi?

Accordo Operativo Amazon

Il Flusso Magico partecipa al Programma Affiliazione Amazon EU, un programma di affiliazione che consente ai siti di percepire una commissione pubblicitaria pubblicizzando e fornendo link al sito Amazon.it

Sblocca Il Contenuto Con i Pulsanti Sotto e Aspetta Qualche Secondo




Condividi con un amico